di che colore è la pelle di Dio?

 Nel giorno in cui si annuncia di voler abolire con referendum il ministero dell’integrazione da parte di frange nostrane, con lo scopo di  perseguire ormai l’ombra di sé – essendo privi da sempre di idee, a meno che si ritenga il recintare un’idea di nobiltà umana – ripropongo un mio scritto del 2010: parendomi attuale, seppure possano in questi giorni essere cambiati i bersagli, ma non l’idiozia che alligna sugli spalti degli stadi, e non solo. A metà degli anni sessanta spirava il vento kennediano delle nuove frontiere: e una folata incantevole di quel vento arrivò pure nella nostra città. Aveva la faccia pulita (così ci sembrò) di aitanti giovani americani, europeidi e afro, ipernutriti e palestrati al punto giusto, dotati di un dentrificio - per noi ristretti tra i Binaca e…

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abbracciare le piaghe

Molti si chiedono che cosa sta facendo il papa. E la risposta ovvia che viene anche da Rio de Janeiro è: sta incontrando. Non attraverso elucubrazioni, ma con gesti: chiari e percepibili da tutti. Libero dalla coorte, libero dagli appannaggi: chi sa che sofferenza per chi godeva dell’odore di naftalina liberato dagli armadi delle sacrestie di San Pietro per rivestirlo di panni degni del re di Francia, prima della ghigliottina. (Ma la loro sofferenza è purificazione, direbbe Proverbi). Incontra: e non tanto - voglio essere politicamente scorretto - detenuti, drogati e prostitute: anche. Incontra la gente del quotidiano: incontra il ladrone pentito e quello non pentito, ma non sapendo neppure lui distinguere l’uno dall’altro, e tuttavia dando a ciascuno il suo sorriso non artefatto.…

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chi si accontenta

Il parroco di Sotto il Monte ha più volte invitato papa Francesco a venire nella terra di papa Giovanni, così dicono i giornali. Il papa gli ha risposto con molto di più: ha deciso la canonizzazione del nostro Conterraneo. Non può bastare? Io credo proprio di sì. Francesco papa che deve venire a fare? E’ chiaro che piace a tutti invitare in casa propria chi si stima e si ama. Ma oggi Francesco, il vescovo che presiede nella carità a tutte le chiese sparse nel mondo, sente il suo impegno rivolto ad altre terre, le periferie di cui ha parlato sin dai primi giorni. Lì è chiamato a costruire ponti, ad essere pontefice. Non che noi non si sia una periferia della fede: troppa indifferenza, e troppa presunzione di salvarsi senza merito allignano anche qui da noi. Ma le Lampedusa del nostro…

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Simone da Pontida

Al seguito di Gesù non ci sono molti giovani. Voi dite Giovanni? Sì, ma è l’unico. A lui è affidata la Madre? Ma era lui solo ai piedi della croce. Ci fosse stato lo Zelota o il Didimo, credo sarebbe toccato a loro. Ma non c’erano. Nei vangeli si parla di un giovane chiamato da Gesù: ma non è neanche sicuro che fosse un giovane, dato che due altri  evangelisti  indicano i destinatari di una chiamata, che non avrà risposta, o in un notabile, o addirittura in uno senza identità, un tale appunto. Eppure oggi scopro, a duemila anni di distanza, che il nome di Gesù è fiorito sulle labbra dal cuore di un giovane, un ventunenne che ha dato la vita obbedendo alla chiamata per i poveri. E’ Simone Losa da Pontida, un tiro di sasso dietro questa nostra collina. La sua vicenda risale a…

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importanza della meta

Domenica scorsa, nella liturgia, abbiamo dato la benedizione ad alcuni in partenza per Gerusalemme e Santiago de Compostela. In unità con il Signore, abbiamo detto-bene sul loro cammino, verso queste mete antiche della religiosità cristiana, segno dell’andare proprio della vita. Una benedizione, che, checché ne abbia scritto quella santa e narcisistica donna della Zarri, è un segno che si traccia fin dai patriarchi biblici, a dire bene su chi va nelle giungle del mondo: un tempo, cammini per loro natura senza ritorno – distanza, malattie da digiuni, sorprese di briganti. Come nella vita: si va, e non c’è ritorno sui giorni, siano essi pieni di soddisfazioni, o persi per l’incongruenza che non prende ciò che è dato. Cammini che portano con sé la domanda di senso: la meta. Ho fatto anch’io…

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architetture, e falsi

Sopra pensiero, si sbaglia la strada. E ci si ritrova a percorrere luoghi che il viaggiare in autostrada ha ormai reso distanti. Così, in questi giorni sono ripassato nella bassa bresciana. Avevo avuto occasione di parlarne già qualche tempo fa con un noto architetto bresciano: una pletora di nuove costruzioni, di condomini e di ipermercati, nati all’insegna della pseudo-novità. In stile greco-romano con capitelli, loggette pensili, timpani triangolari; o in stile rinascimentale, una Las Vegas che sembra fermarsi alle porte di Ponte s/l Oglio _ non che in bergamasca sia tutto meglio, ma di una bailamme così caotica, e alla fine sciatta, non ho segno. Il tutto inserito dentro paesi che fino all’altro ieri erano contadini, con case di ben altro tono, certo meno sfarzoso, ma case su misura…

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minoranze e no

A domenica prossima l'annuncio ufficiale delle nomine a nuovi incarichi dei preti per la nostra Chiesa di Bergamo. E sarà una volta di più un bel carosello. Intendiamoci, non che non debba esserci: alcune volte è per preti stanchi, se non sulla soglia dell'anticamera dell'eternità; altre volte è per dare aria nuova a parrocchie che risentono di un chiuso da obsolescenza di proposte; altre volte (ma poche) c'è chi chiede di lasciare per non incorrere nella tentazione di definirsi padrone delle "anime loro". Intanto c'è da dire - anche qui a parte alcune situazioni - che ogni distacco è una pena: per chi lascia, e per chi è lasciato. Sì, proprio come nell'amore. E semmai un rimprovero che può essere fatto, è che per alcune vicende non c'è sufficiente condivisione dell'umano che si strazia.…

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ma che contro!

E' morto. Il prete rosso, il prete di strada, il prete no-global. Don Andrea Gallo è il fondatore della Comunità di San Benedetto al porto di Genova, un'isola di solidarietà nel cuore di una città con mille problemi, che accoglie tossicodipendenti ma più in generale persone in difficoltà: ex prostitute, ex ladri, uomini e donne in transito da un sesso all'altro, e i cosiddetti barboni. Il prete contro, come è stato sempre titolato dai giornali che non capiscono nulla del Vangelo. Per la verità, lui stesso - un santo straordinario, poco da altare, ma non si sa mai con Francesco papa - la fama dell'essere contro può averla alimentata, con quel lato di teatralità che, sigaro e cappello sulle ventitre, gli facilitava. Lui era un prete come sono i veri preti, anche se non si occupano…

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adotta! bambini? no, cani

Sta partendo una campagna Rai per il non abbandono dei cani in estate. Ottima. Ma il problema sta da un’altra parte. Quando i cani sono meglio dei bambini. Mai viste coppie fresche di matrimonio che passeggiano mano nella mano di un guinzaglio? Qualche tempo fa, una intervista sul Corriere della Sera raccoglieva l’indignazione di una suora che da 18 anni lavora in Etiopia: e cioè immersa in ciò che è essenziale per la vita. C’è l’aspetto consumistico: ipermercati con intere corsie dedicate agli animali, dai biberon al paltoncino per l’inverno. E c’è l’aspetto sociale: cani dappertutto, in braccio accarezzati dalle loro maman, o tra i piedi di chi tenta l’avvicinamento al bancone di un bar per un caffè: e chi ci perde spazio, negli intenti dei padroncini, sono gli umani, naturalmente. Non…

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mistero e pazzia

Uno va dal papa una, due volte; si fa sposare in casa sua; gli porta moglie e figlio. E poi spara: uccide sé dopo aver ucciso la donna che pure amava fino alla pazzia della gelosia. La pazzia c’è. Si è cercato di negarla; pur correttamente distinguendo malattie mentali curabili, si è negato l’inconoscibile: quella profondità dell’io, intoccabile da qualsiasi psichiatra, o da qualsiasi consulente psicologico. Da Freud in poi, si è rovistato dentro quel  lago (o quello stagno?): si riemerge, chi sa perché, il più delle volte, odiando padre e madre, dicendosi storti. Ma che lo si voglia o no, un seme di distinzione tra ciò che è bene e lo sbagliato, la differenza nel conflitto che li assume e li elabora e non li fa diventare una guerra, ci abita. Ma a Roma oggi, o altrove sempre, questo…

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