minoranze e no

A domenica prossima l'annuncio ufficiale delle nomine a nuovi incarichi dei preti per la nostra Chiesa di Bergamo. E sarà una volta di più un bel carosello. Intendiamoci, non che non debba esserci: alcune volte è per preti stanchi, se non sulla soglia dell'anticamera dell'eternità; altre volte è per dare aria nuova a parrocchie che risentono di un chiuso da obsolescenza di proposte; altre volte (ma poche) c'è chi chiede di lasciare per non incorrere nella tentazione di definirsi padrone delle "anime loro". Intanto c'è da dire - anche qui a parte alcune situazioni - che ogni distacco è una pena: per chi lascia, e per chi è lasciato. Sì, proprio come nell'amore. E semmai un rimprovero che può essere fatto, è che per alcune vicende non c'è sufficiente condivisione dell'umano che si strazia.…

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ma che contro!

E' morto. Il prete rosso, il prete di strada, il prete no-global. Don Andrea Gallo è il fondatore della Comunità di San Benedetto al porto di Genova, un'isola di solidarietà nel cuore di una città con mille problemi, che accoglie tossicodipendenti ma più in generale persone in difficoltà: ex prostitute, ex ladri, uomini e donne in transito da un sesso all'altro, e i cosiddetti barboni. Il prete contro, come è stato sempre titolato dai giornali che non capiscono nulla del Vangelo. Per la verità, lui stesso - un santo straordinario, poco da altare, ma non si sa mai con Francesco papa - la fama dell'essere contro può averla alimentata, con quel lato di teatralità che, sigaro e cappello sulle ventitre, gli facilitava. Lui era un prete come sono i veri preti, anche se non si occupano…

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adotta! bambini? no, cani

Sta partendo una campagna Rai per il non abbandono dei cani in estate. Ottima. Ma il problema sta da un’altra parte. Quando i cani sono meglio dei bambini. Mai viste coppie fresche di matrimonio che passeggiano mano nella mano di un guinzaglio? Qualche tempo fa, una intervista sul Corriere della Sera raccoglieva l’indignazione di una suora che da 18 anni lavora in Etiopia: e cioè immersa in ciò che è essenziale per la vita. C’è l’aspetto consumistico: ipermercati con intere corsie dedicate agli animali, dai biberon al paltoncino per l’inverno. E c’è l’aspetto sociale: cani dappertutto, in braccio accarezzati dalle loro maman, o tra i piedi di chi tenta l’avvicinamento al bancone di un bar per un caffè: e chi ci perde spazio, negli intenti dei padroncini, sono gli umani, naturalmente. Non…

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mistero e pazzia

Uno va dal papa una, due volte; si fa sposare in casa sua; gli porta moglie e figlio. E poi spara: uccide sé dopo aver ucciso la donna che pure amava fino alla pazzia della gelosia. La pazzia c’è. Si è cercato di negarla; pur correttamente distinguendo malattie mentali curabili, si è negato l’inconoscibile: quella profondità dell’io, intoccabile da qualsiasi psichiatra, o da qualsiasi consulente psicologico. Da Freud in poi, si è rovistato dentro quel  lago (o quello stagno?): si riemerge, chi sa perché, il più delle volte, odiando padre e madre, dicendosi storti. Ma che lo si voglia o no, un seme di distinzione tra ciò che è bene e lo sbagliato, la differenza nel conflitto che li assume e li elabora e non li fa diventare una guerra, ci abita. Ma a Roma oggi, o altrove sempre, questo…

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fraternità, fiducia

 Ovvero, quando due sostantivi si illuminano a vicenda nelle vicende che attraversiamo. Alla chiesa di Bergamo il vescovo Francesco ha consegnato il motto fraternità perché ci si lavorasse, quest’anno: un programma pastorale appunto. Che qualcuno non ha saputo trasformare in virtù, non declinando quella parola in una delle altre che la compongono, ma prendendola come fosse essa stessa già una virtù. Eppure sono parroci per altro intelligenti – per altro – quelli che non hanno saputo distinguere tra fraternità come un metodo di vita cristiana, e le virtù che possono aiutare il farsi della fraternità. Così, nel consenso che un governo deve chiedere al Parlamento si parla difiducia: che è passaggio istituzionale, concordanza di intenti di alcune parti politiche a un programma.…

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finalmente Romero

 Una di quelle notizie che ci aspettiamo da tempo, a indicare finalmente una svolta. A cinquant’anni dal Concilio, che per tanti se e ma di opportunità talvolta meschine, non è stato lasciato fiorire, papa Francesco insegna: “Il Concilio è stato un’opera bella dello Spirito Santo. Pensate a Papa Giovanni: sembrava un parroco buono e lui è stato obbediente allo Spirito Santo e ha fatto quello. Ma dopo 50 anni, abbiamo fatto tutto quello che ci ha detto lo Spirito Santo nel Concilio? In quella continuità della crescita della Chiesa che è stato il Concilio? No. Festeggiamo questo anniversario, facciamo un monumento, ma che non dia fastidio. Non vogliamo cambiare. Di più: ci sono voci che vogliono andare indietro. Questo si chiama essere testardi, questo si chiama voler addomesticare lo…

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il giorno che cambia

Da qui i tramonti non si vedono. Rivolti a sud, abbracciati dal monte Canto che si piega in due quinte quasi a contenere questa terra, ci è impedito il tramonto, e pure l’alba. Non che non sorga il sole, o qui non si spenga la sera: non lo si vede sorgere, né tuffarsi nell'altro mondo, con quei colori - carminio e giallo e acquamarina - che, venendo dalla città nella piana di Mapello, là sopra l'Adda ti incendiano il cuore. Qui si è quasi fissati nel pieno del giorno: di sole sono assetati i vitigni migliori, di sole le donne che un tempo cantavano sul respiro talvolta non limpido della pianura che si stende davanti. E la luce di questa primavera finalmente incominciata rende giustizia a un’attesa prolungata, fatta di piogge e di cieli grigi: ma ogni stagione prepara le seguenti,…

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la mula del papa

Oggi, domenica in Albis, il papa entra in S. Giovanni in Laterano, sede del vescovo di Roma. Non è la basilica di san Pietro la sua chiesa, ma questa. E probabilmente dal prossimo papa, di correzione in correzione, qui verrà celebrata la prima messa dopo l'elezione. O almeno così si spera, se è vero che i segni a volte sono essi stessi sostanza. Vescovo di Roma, dunque qui: un tempo, lontano da noi, il papa arrivava con una cavalcata a dorso di mula; attraversava tutti i monumenti simboli del potere che gli era soprattutto riconosciuto nel triregno, il copricapo che dal 1300 lo segnalava come Padre dei principi e dei re, Rettore del mondo, Vicario di Cristo in Terra. Se sui due primi titoli è evidente il fuoritempo, sull'ultimo c'è ancora ambiguità, per altro prolungata…

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con fiducia, senza illusioni

Ore 23 - vedo dal telegiornale che nella celebrazione imbraccia il pastorale di Paolo VI, abbandonando la croce dorata messa in mano al suo predecessore: che legga il nostro sito, e le nostre attese di alltri segni di sobrietà liturgica?!  Gli osanna con i quali è cominciata la sua ultima settimana di vita, avranno impensierito Gesù? La determinazione con cui si è avviato verso Gerusalemme, con il suono delle parole di Tommaso "andiamo anche noi a morire con lui" sembra interrotta da quelle palme sventolanti e da quei mantelli stesi davanti al puledro che lo porta. Uomo del cui patire non c'è ombra, dice la Scittura. Uomo che vive di speranza, come noi, uomo che forse vede allontanarsi da sé l'odio dei nemici? O la percezione di una pausa, una volta di più segno di totale…

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essere preti, di papa francesco

 «Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con l’unzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come l’olio di Aronne fino ai bordi della realtà, quando illumina le situazioni limite. Bisogna uscire a sperimentare la nostra unzione il suo potere e la sua efficacia redentrice: nelle “periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni. Non è precisamente nelle autoesperienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore: i…

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