Diario

 :::: per l'ospitalità a sant'Egidio in Fontanella: animatori di gruppi parrocchiali, giovanili e adulti, possono trovare qui un luogo di silenzio operativo; perciò si privilegia la loro presenza rispetto a quella di bambini o ragazzi, anche perché i ridotti spazi della Rettoria non si confanno alle esigenze di moto dei più piccoli ::::  ::: per contatti vedi sotto nel riquadro "informazioni" ::::  Domenica 13 gennaio, nel pomeriggio: don Luca curato di Boltiere, accompagna una decina di giovani educatori dell’oratorio per un momento di revisione di quanto fatto e di programmazione delle prossime attività.   >>>   Nello stesso giorno, pomeriggio di ritiro per il gruppo catechisti delle parrocchie di Vercurago e Pascolo accompagnato dal nuovo parroco don Andrea. La sera, dopo il…

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cieli piatti, e no

Finalmente, da qualche giorno, i cieli si sono mossi. Nuvole e temporali. Prima, a lungo, un piattume lattiginoso, con la foschia propria del luglio che non c’è stato, in un calore che saliva fin qui e un po’ si sfaceva nell’impatto con i boschi. Ora finalmente un azzurro trasparente, solcato da cumuli bianchissimi nella luce del mattino, e da nembi neri pieni di pioggia a intrecciarsi da non molto lontano: a dare profondità alla calotta che approda agli Appennini, finalmente ricomparsi. Da questo terrazzo che è sant’Egidio vedi il trascorrere del giorno nella ricchezza della diversità. Di cieli piatti - seppure assicurano il bel tempo (!) ad anime sprovviste del bene della differenza - non se ne può più. E non solo atmosferici, quei cieli piatti: a volte così si pensa anche la fede, o si…

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Free!

Sta estraendo un portamonete, e si sente dire: free, gratuito. Ingresso libero. Un abbaglio comprensibile, se entrando ci si trova di fronte quel gabbiotto stile cinema parrocchiale anni cinquanta, nel duomo di Milano. Il turista può credersi entrato in alcune cattedrali d'Europa, dove non si è liberi di girare, se non per percorsi stabiliti da un biglietto d’ingresso. Il gabbiotto serve per prendersi l’auricolare informativo, naturalmente a prezzo di tot euro. Ma per quanto ancora si sarà free nel cercare i segni del sacro scolpiti dai secoli? Le ragioni ci stanno tutte: costo delle manutenzioni, degli uomini della vigilanza, del mantenimento contro l’usura del tempo... Ma non ci sta la ragione prima: almeno il sacro liberato da gabelle da bottegai, già inviperiti come si è da tante…

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di che colore è la pelle di Dio?

 Nel giorno in cui si annuncia di voler abolire con referendum il ministero dell’integrazione da parte di frange nostrane, con lo scopo di  perseguire ormai l’ombra di sé – essendo privi da sempre di idee, a meno che si ritenga il recintare un’idea di nobiltà umana – ripropongo un mio scritto del 2010: parendomi attuale, seppure possano in questi giorni essere cambiati i bersagli, ma non l’idiozia che alligna sugli spalti degli stadi, e non solo. A metà degli anni sessanta spirava il vento kennediano delle nuove frontiere: e una folata incantevole di quel vento arrivò pure nella nostra città. Aveva la faccia pulita (così ci sembrò) di aitanti giovani americani, europeidi e afro, ipernutriti e palestrati al punto giusto, dotati di un dentrificio - per noi ristretti tra i Binaca e…

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Il beato papa Giovanni

Quella sera ormai lontana del 3 giugno 1963 si abbassarono saracinesche, le piazze si svuotarono, e si fermò il mondo, o almeno tutto il mondo allora raggiunto da radio e televisione. Era morto un vecchio papa, il papa Giovanni come familiarmente era stato chiamato. Si conoscevano di lui i gesti molto accattivanti verso carcerati e bambini, si erano ascoltate parole suadenti. Lo si era detto papa buono, ma non, allora, nell’accezione virtuosa: si tendeva a descriverlo bonario e bonaccione, o con quelle note di buonismo che solo in tempi più vicini ai nostri sarebbe diventato una moda volgare. Quella sera, il silenzio che ha commosso anche chi nel papa non vede un simbolo particolare, poteva già rivelare di lui ben altro. Solo la distanza dalla sua esistenza mortale, e solo la vicinanza a…

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abbracciare le piaghe

Molti si chiedono che cosa sta facendo il papa. E la risposta ovvia che viene anche da Rio de Janeiro è: sta incontrando. Non attraverso elucubrazioni, ma con gesti: chiari e percepibili da tutti. Libero dalla coorte, libero dagli appannaggi: chi sa che sofferenza per chi godeva dell’odore di naftalina liberato dagli armadi delle sacrestie di San Pietro per rivestirlo di panni degni del re di Francia, prima della ghigliottina. (Ma la loro sofferenza è purificazione, direbbe Proverbi). Incontra: e non tanto - voglio essere politicamente scorretto - detenuti, drogati e prostitute: anche. Incontra la gente del quotidiano: incontra il ladrone pentito e quello non pentito, ma non sapendo neppure lui distinguere l’uno dall’altro, e tuttavia dando a ciascuno il suo sorriso non artefatto.…

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chi si accontenta

Il parroco di Sotto il Monte ha più volte invitato papa Francesco a venire nella terra di papa Giovanni, così dicono i giornali. Il papa gli ha risposto con molto di più: ha deciso la canonizzazione del nostro Conterraneo. Non può bastare? Io credo proprio di sì. Francesco papa che deve venire a fare? E’ chiaro che piace a tutti invitare in casa propria chi si stima e si ama. Ma oggi Francesco, il vescovo che presiede nella carità a tutte le chiese sparse nel mondo, sente il suo impegno rivolto ad altre terre, le periferie di cui ha parlato sin dai primi giorni. Lì è chiamato a costruire ponti, ad essere pontefice. Non che noi non si sia una periferia della fede: troppa indifferenza, e troppa presunzione di salvarsi senza merito allignano anche qui da noi. Ma le Lampedusa del nostro…

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Simone da Pontida

Al seguito di Gesù non ci sono molti giovani. Voi dite Giovanni? Sì, ma è l’unico. A lui è affidata la Madre? Ma era lui solo ai piedi della croce. Ci fosse stato lo Zelota o il Didimo, credo sarebbe toccato a loro. Ma non c’erano. Nei vangeli si parla di un giovane chiamato da Gesù: ma non è neanche sicuro che fosse un giovane, dato che due altri  evangelisti  indicano i destinatari di una chiamata, che non avrà risposta, o in un notabile, o addirittura in uno senza identità, un tale appunto. Eppure oggi scopro, a duemila anni di distanza, che il nome di Gesù è fiorito sulle labbra dal cuore di un giovane, un ventunenne che ha dato la vita obbedendo alla chiamata per i poveri. E’ Simone Losa da Pontida, un tiro di sasso dietro questa nostra collina. La sua vicenda risale a…

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architetture, e falsi

Sopra pensiero, si sbaglia la strada. E ci si ritrova a percorrere luoghi che il viaggiare in autostrada ha ormai reso distanti. Così, in questi giorni sono ripassato nella bassa bresciana. Avevo avuto occasione di parlarne già qualche tempo fa con un noto architetto bresciano: una pletora di nuove costruzioni, di condomini e di ipermercati, nati all’insegna della pseudo-novità. In stile greco-romano con capitelli, loggette pensili, timpani triangolari; o in stile rinascimentale, una Las Vegas che sembra fermarsi alle porte di Ponte s/l Oglio _ non che in bergamasca sia tutto meglio, ma di una bailamme così caotica, e alla fine sciatta, non ho segno. Il tutto inserito dentro paesi che fino all’altro ieri erano contadini, con case di ben altro tono, certo meno sfarzoso, ma case su misura…

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importanza della meta

Domenica scorsa, nella liturgia, abbiamo dato la benedizione ad alcuni in partenza per Gerusalemme e Santiago de Compostela. In unità con il Signore, abbiamo detto-bene sul loro cammino, verso queste mete antiche della religiosità cristiana, segno dell’andare proprio della vita. Una benedizione, che, checché ne abbia scritto quella santa e narcisistica donna della Zarri, è un segno che si traccia fin dai patriarchi biblici, a dire bene su chi va nelle giungle del mondo: un tempo, cammini per loro natura senza ritorno – distanza, malattie da digiuni, sorprese di briganti. Come nella vita: si va, e non c’è ritorno sui giorni, siano essi pieni di soddisfazioni, o persi per l’incongruenza che non prende ciò che è dato. Cammini che portano con sé la domanda di senso: la meta. Ho fatto anch’io…

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