84. Solo da benedetti possiamo benedire gli altri con la stessa unzione d’amore. È triste vedere con quanta facilità oggi si maledice, si disprezza, si insulta. Presi da troppa frenesia, non ci si contiene e si sfoga rabbia su tutto e tutti. Spesso purtroppo chi grida di più e più forte, chi è più arrabbiato sembra avere ragione e raccogliere consenso. Non lasciamoci contagiare dall’arroganza, non lasciamoci invadere dall’amarezza, noi che mangiamo il Pane che porta in sé ogni dolcezza.

83. La vita cristiana è per servire. Ed è molto triste vedere cristiani che all’inizio della loro conversione o della loro consapevolezza di essere cristiani, servono, sono aperti per servire, servono il popolo di Dio, e poi, invece, finiscono per servirsi del popolo di Dio. Questo fa tanto male, tanto male al popolo di Dio.

82. La vita cristiana è fare strada, sempre. Non rimanere fermo. E in questo andare, cosa raccomanda il Signore ai suoi? “Guarite gli infermi, predicate dicendo che il regno dei cieli è vicino, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”. Cioè: una vita di servizio. La vita cristiana è andare. Predicate, servite, non “servitevi di”. Servite e date gratis quello che gratis avete ricevuto.

78. Qual è un profeta? Un vero profeta è quello che è capace di piangere per il suo popolo e anche di dire le cose forti quando deve dirle. Non è tiepido, sempre è così: diretto. Ma il vero profeta non è un ‘profeta di sventure’. Il vero profeta è un profeta di speranza: aprire porte, risanare le radici, risanare l’appartenenza al popolo di Dio per andare avanti. La Chiesa ha bisogno dei profeti: ha bisogno che tutti noi siamo dei profeti.

77. Nella preghiera si deve avere coraggio, avere quella parresia, quel coraggio di parlare a Dio faccia a faccia. Non è la preghiera del pappagallo recitando formule. La vera preghiera è questa: parlare al Signore, strappargli quanto si chiede. Nella preghiera di intercessione mettercela tutta. E se viene il dubbio: “Ma come so che il Signore mi ascolta?” noi abbiamo una sicurezza: Gesù. Lui è il grande intercessore.

76. “Perdonate e sarete perdonati”. Anche se è tanto difficile perdonare. Ma anche è un comandamento che ci ferma davanti all’altare, ci ferma davanti alla comunione. Perché Gesù ci dice: “Se tu hai qualcosa con il tuo fratello, prima di andare all’altare, riconciliati con il tuo fratello”. Anche nel Padre Nostro Gesù ci ha insegnato che questa è una condizione per avere il perdono di Dio. “Perdonaci come noi perdoniamo”. Noi stiamo dando la misura a Dio di come deve fare con noi. Perché il Signore sarà generoso: noi diamo uno e Lui ci darà cento di tutto quello che noi diamo.

75. I nostri tempi non sono migliori di quelli del diluvio universale e le prime vittime sono i bambini, tra guerre e ingiustizie, e i poveri che pagano il conto salato della festa dei ricchi. Per questo gli uomini e le donne oggi dovrebbero avere gli stessi sentimenti di Dio pentendosi e addolorandosi: fatto carne, aveva la capacità di sentire come noi, col corpo e l’anima, sentire nel cuore di Dio fatto carne, il cuore di Gesù: è il cuore del Padre, il cuore dello Spirito, è lì e ci accompagna con dei sentimenti e soffre.

74. Basta con le nostre risposte di compromesso alle domande scomode di Dio, il quale ci chiede dov’è il nostro fratello che ha fame o che è malato da solo in ospedale, o è in carcere, o non può andare a scuola, o è tossicodipendente. Non si deve scappare dalla domanda scomoda di Dio scaricandoci la coscienza e trovando mille scuse generiche: l’impegno in prima linea dei cristiani nel sociale è voluto dal Signore e non è certo l’attività di un partito comunista.

73. Il cristiano deve imparare la saggezza delle carezze di Dio: avere l’umiltà di aprire il cuore per essere guarito dal Signore e altrettanta umiltà e delicatezza per guarire il fratello che gli sta accanto, che ha bisogno del suo aiuto, di un consiglio, di una buona parola. Ed è proprio così che si costruisce una comunità cristiana. Tutti noi abbiamo bisogno di essere guariti, tutti; perché tutti abbiamo malattie spirituali, tutti; ma, allo stesso tempo, abbiamo la possibilità di guarire gli altri.

72. Dio ti cerca, anche se tu non lo cerchi. Dio ti ama, anche se tu ti sei dimenticato di Lui. Dio scorge in te una bellezza, anche se tu pensi di aver sperperato inutilmente tutti i tuoi talenti. Dio è non solo un padre, è come una madre che non smette mai di amare la sua creatura. Può darsi che anche a noi capiti di camminare su sentieri lontani da Dio, come è successo al figlio prodigo: in quei momenti difficili, possiamo trovare ancora la forza di pregare, ricominciando dalla parola “Padre”, ma detta con il senso tenero di un bambino: “Abbà”, “Papà”.

71 – I comandamenti di Dio sono concretezza, perché «il criterio del cristianesimo è la concretezza, non le idee e le belle parole. La carne di Cristo è la concretezza del primo comandamento. Il secondo comandamento è concreto: amare, amarci gli uni gli altri, amore concreto, non amore di fantasia. Sulla concretezza, dunque, è la sfida: se noi osserviamo questi comandamenti, rimaniamo in Dio, la nostra vita è vita in Dio e lui rimane in noi.

Preferire una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietare e preoccupare la coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo.

A Natale Dio bussa con le carezze alla porta di ciascuno e sta noi non fare resistenza al suo amore: spesso, infatti,abbiamo paura della sua consolazione e della sua tenerezza, una «parola che oggi è sparita dal dizionario della nostra vita. Ma la tenerezza è un linguaggio che non conoscono i profeti di sventura, è una parola cancellata da tutti i vizi che ci allontanano dal Signore: vizi clericali, vizi dei cristiani  che non vogliono un po’ muoversi, tiepidi.