71 – I comandamenti di Dio sono concretezza, perché «il criterio del cristianesimo è la concretezza, non le idee e le belle parole. La carne di Cristo è la concretezza del primo comandamento. Il secondo comandamento è concreto: amare, amarci gli uni gli altri, amore concreto, non amore di fantasia. Sulla concretezza, dunque, è la sfida: se noi osserviamo questi comandamenti, rimaniamo in Dio, la nostra vita è vita in Dio e lui rimane in noi.

Preferire una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietare e preoccupare la coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo.

A Natale Dio bussa con le carezze alla porta di ciascuno e sta noi non fare resistenza al suo amore: spesso, infatti,abbiamo paura della sua consolazione e della sua tenerezza, una «parola che oggi è sparita dal dizionario della nostra vita. Ma la tenerezza è un linguaggio che non conoscono i profeti di sventura, è una parola cancellata da tutti i vizi che ci allontanano dal Signore: vizi clericali, vizi dei cristiani  che non vogliono un po’ muoversi, tiepidi.