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Tuesday 22 August 2017

benvenuti ...

... nel sito dell'antico Priorato cluniacense di  s. Egidio in Fontanella, ora Cappella vescovile. La comunità cattolica che vive nella terra bergamasca, insieme al suo Vescovo Francesco, vi saluta con semplicità e cordialità.
Sono passati più di novecento anni da quando Alberto da Prezzate fondò la chiesa di S. Egidio e il monastero benedettino adiacente. Le generazioni si sono susseguite nello scorrere dei secoli, come le stagioni, come gli eventi della piccola e grande storia degli uomini. Eppure mai han cessato di risuonare nella quiete del chiostro e all'ombra delle possenti mura di questa chiesa i passi dei viandanti. Qui sono passati uomini, con il loro carico di gioie e dolori, per rivolgere una preghiera, chiedere un aiuto, ascoltare la Parola, respirare la presenza dell'Assoluto. Nel cuore della collina, tra pietre sacre e preziosi silenzi cari al santo papa Giovanni e al poeta padre Davide Turoldo, qui sarete i benvenuti, qui dove tutto parla del Dio Trinitario Padre, Figlio e Spirito Santo, e del Crocifisso Risorto, che accoglie i passi di tutti e ciascuno. Qui, ci si fa tua compagnia, fraternamente, in questo angolo di storia che percorriamo insieme. Questa è la casa del Signore, questa è casa tua: grazie per essere qui tra noi e buon viaggio!

il Rettore

  • L' angolo


    La luna e la notte
    Quella notte guardavo la luna.
    Sì ero alla finestra
    e la guardavo
    poi ho lasciato la finestra
    mi sono spogliato
    mi sono messo a letto
    e subito la camera
    si è fatta molto chiara:
    la luna era entrata.
    Sì avevo lasciata aperta la finestra
    e la luna era entrata.
    Era proprio là quella notte
    là nella mia camera
    e brillava.
    Avrei potuto parlarle.

    Avrei potuto toccarla.
    Ma non ho fatto nulla
    l’ho soltanto guardata
    sembrava calma e felice
    avevo voglia di accarezzarla,
    ma non sapevo che pesci pigliare.
    Restavo là… senza muovermi.
    Lei mi guardava
    brillava
    e sorrideva.
    Allora mi sono addormentato
    e quando mi sono risvegliato
    era già l’indomani mattina
    e c’era soltanto il sole
    sopra le case.

    di Jacques Prévert (1900-1977)

    Via Crucis dell'oggi
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  • Segnalazioni / Corrispondenze

    il tweet con più like di tutti i tempi
    Due milioni e ottocentomila ''mi piace''. Tante le preferenze ottenute su Twitter da Barack Obama con un cinguettio dopo gli incidenti di Charlottesville. Il post dell'ex presidente Usa ha superato nella storia del social network anche quello scritto da Ariana Grande dopo l'attentato al termine del suo concerto all'Arena di Manchester, lo scorso 22 maggio. Il tweet della popstar ha infatti raggiunto due milioni e 700 mila preferenze: ''A pezzi. Mi dispiace dal profondo del mio cuore. Non ho parole''. Obama ha scelto il pensiero di Mandela, citando un passaggio dell'autobiografia ''Lungo cammino verso la libertà'' (1994) per condannare la morte della 32enne Heather Heyer, l'attivista investita e uccisa da un'auto guidata da un suprematista bianco e lanciata sulla folla a Charlottesville lo scorso fine settimana. ''Nessuno è nato odiando qualcun altro per il colore della pelle, o il suo ambiente sociale, o la sua religione - ha scritto l'ex numero uno della Casa Bianca pubblicando un suo ritratto con tre bambini di etnie diverse  - Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto''. (da Repubblica)

    Il potere salvifico di un abbraccio

    L'altra notte ho riflettuto sull'atto di abbracciare le persone e di abbracciarsi, non troppo praticato, ma di sicuro significato psicologico per noi esseri umani. Tale riflessione ha portato, come mi capita spesso in questo periodo, alla composizione di un breve aforisma, che ho subito messo su Twitter: «Abbracciate la gente, e non in modo rituale, più spesso che potete. Con discrezione, ma senza far economia». Il tweet ha avuto un certo successo e ora sono qui a parlarne, a parlare di che cosa c'è dietro. E dentro.   ( ... ) 
    Un abbraccio, in verità, non è mai semplice, a meno che non sia puramente formale. Un abbraccio è uno scambio silenzioso di umanità e di comprensione, in genere inizialmente dolorosa ma poi sempre più pacificante. È un pegno eterno e infinito, un contratto e un affrancamento, una pluralizzazione e una socializzazione dell'io anche solo attraverso la mediazione di un Tu. È un raccomandarsi e un affidarsi, un bacio senza sesso, e per ciò stesso un messaggio transgenerazionale, una congiunzione senza secondi fini. Ed è spesso salvifico, anche se non vi è coinvolto nessun dramma palese. Abbracciarsi, quindi, in maniera non formale, ma calorosa, anche se non invasiva e molesta, rinsalda la parentela ideale di creature che soffrono molto spesso di essere state separate dal creatore, chiunque esso sia, e di non essere sempre alla pari fra di loro, nel bene e nel male. ( ...)  (È inutile dire che
    ognuno ha il suo carattere e la sua introversione o estroversione. Da ragazzo ero timidissimo e non avrei mai fatto una cosa del genere. Con gli anni sono diventato più disinvolto ma, anche se affettuosissimo ed espansivo con i familiari stretti, non sono affatto portato a familiarizzare troppo con gli estranei. Molti saranno, immagino, come me. Oggi, però, che ho toccato con mano, in seguito a esperienze dirette e indirette, l’importanza quasi devastante di un abbraccio, e probabilmente anche a causa dell’età che avanza, voglio mettere in pratica il mio proprio consiglio. Senza strafare, voglio abbracciare con una certa frequenza uomini e donne che mi paiono richiederlo. Come andrà a finire non lo so, ma male non può fare. Abbiamo tutti tanto bisogno d’affetto testimoniato. O almeno di interesse umano, la merce che costa tanto poco e rende tanto).     (estratto di un articolo più ampio di E. Boncinelli, comparso in Futura, inserto Corriere della sera).

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  • daQui
    acquarelli estivi 

     6. Vino rosso, vino bianco / Abita nella vasta parrocchia che ha ereditato dal vescovo ormai defunto. Ereditata come la dote per un figlio; tanto era per lui quel suo vescovo: un figlio; e si sa che ai figli si dà indipendentemente dai loro meriti. E infatti don Aurelio non è di quei parroci che si impongono per la forte personalità, costruttori di cemento e di piani pastorali; ma uno che si affida all’intuito, e la cui virtù principale di apostolato è la provvisorietà che si nutre della occasionalità. Sul pezzo, come dicono, forse non linguisticamente corretto, i suoi colleghi giornalisti; e dunque sul punto dell’oggi, e non di futuribili che finiscono per trascurare le domande quotidiane. Legge molto, e ascolta tanto, lui che si dedica alle erbe officinali, nella grande terrazza che prospetta sul fiume: le erbette che coltiva gli insegnano il giusto irrorare e il non violento sfoltire; e i profumi, di cui sente la necessità, per essere un prete bastante. Non ha grandi ambizioni, don Aurelio, fors’anche per una certa pigrizia che dicono scritta nel suo segno zodiacale. Però presiede, con dedizione, quella grande comunità, invidiato da quei colleghi che presumevano di averne diritto per meriti pastorali. Sta dunque in una vasta canonica, ed è orgoglioso d’esserne il titolare, seppure ad tempus: un attraente parco con alberi secolari, un orto in cui cresce di tutto, dai cavoli alle varietà delle uve - bianca rosata nera - che fanno gola ai ragazzi della parrocchia. Fosse per lui, si volterebbe dall’altra parte quando scavalcano i muretti per venire a godersela, l’uva. Ma c’è la Barbarina, tanto imponente quanto lui è smilzo: custode oculata, giustamente gelosa del suo lavoro. Lei, la perpetua più dedita all’agricoltura che alla cucina, diventa la regina settembrina nella capiente cantina: ai lavoranti di torchio e tini mesce gioiosa il succo dell’anno precedente: ed è persino generosa. Vino familiare, ma doc. Vino che don Aurelio usa per la messa, mettendoci di suo il sigillo ecclesiastico: ne conosce la provenienza e la lavorazione. Ed usa vino bianco. Al proposito: ci tiene alla congruità dei segni; se si deve aspergere, si asperga con acqua, e non con  aspersorio secco; e se si deve incensare, che sia con un turibolo fumigante. (Chiaro; anche se non altrettanto chiaro in alcune celebrazioni cui partecipa in molte chiese, ancora). Ma, si dice don Aurelio, che restino sempre segni di Altro, e non figurazioni didattiche. Gli vien da sorridere (e caccia il resto come tentazioni non caritatevoli) quando sente preti che usano esclusivamente il vino rosso perché rappresenterebbe meglio il sangue eucaristico. E, lasciando perdere dissertazioni su quale tonalità di rosso dovrebbe essere quel vino-sangue (rosso rubino, rosso granato, rosso aranciato?) si chiede (con una certa compiaciuta maliziosità piegato sulle sue erbe che sembrano fargli un occhiolino d’intesa) quando arriveranno, quelli, a fabbricare ostie color carne. “Non siamo qui ad asciugare gli scogli, a smacchiare i giaguari, a cambiare gli infissi al Colosseo, a mettere i pannelli fotovoltaici alle lucciole, a pettinar le bambole” esorcizzava fino a qualche tempo fa un politico di tramontate speranze, ma di sicuro umorismo. Il parroco Aurelio, sull’onda, prega così: Signore, facci liberi, non stupidi.                 18 agosto 2017.

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  • INFORMAZIONI UTILI

    Attilio Bianchi, rettore

    La chiesa abbaziale
    è aperta dalle 8 del mattino fino al calar del sole.

     La Domenica, e nelle feste del Signore e dei Santi, l'Eucarestia si celebra in Abbazia alle ore 10,30.

    Per richieste personali al Rettore:
    e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. telefono: 035.4362202 (preferibilmente il mattino dalle 7,30 alle 8,30).

    Per uso degli spazi della Rettoria:
    telefonare o mandare sms al 339.3765458 o inviare mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

  • INFORMAZIONI UTILI

    ACCOGLIENZA GRUPPI

    Apertura: tutto l'anno.
    Attività: Esercizi Spirituali, Ritiri, Giornate di Spiritualità, Convegni. Ci si può far guidare o da propri referenti o dal rettore dell’Abbazia.Tipologia ospiti: sacerdoti, diaconi, religiose/i, giovani e adulti laici.

    Ricettività: 20 posti letto disposti in: 1 camera singola, 1 camera a 5 posti letto singoli, 1 camera a 7 posti letto a castello. Una camera è dotata di servizio privato, le restanti camere sono dotate di servizi in comune.

    Servizi: ogni giorno, possibilità di celebrazioni per gruppi.

    Casa non attrezzata per accoglienza disabili.

  • INFORMAZIONI UTILI

    SACRAMENTI
    Per disposizione vescovile in questa chiesa ordinariamente non si celebrano sacramenti di battesimo e matrimonio, se non per le persone residenti nella parrocchia_

    COME RAGGIUNGERCI:
    • auto e bus privati trovano parcheggi su via Fontanella alta e/o via Reg. Teoperga
    • treno (la stazione più vicina, Terno, dista 4 Km)
    • bus pubblici (la fermata si trova a 2 km)

    PER DONAZIONI:
    Rettoria s. Egidio
    Cassa rurale BCC di Treviglio - fil. Sotto il Monte Giov XXIII
    IT34 O 08899 61440 00000 0370654


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  • libri da rileggere
    C'è un tempo per tutto; e il tempo dell'estate si presta a rileggere i libri della memoria; qui alcuni titoli che si mettono in comune: non saranno stati i vostri? lasciatevi prendere dalla curiosità. e troverete forse nuove trivellazioni dello spirito.
    Di Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano , ed Einaudi, pagg 345. Per decenni venne considerato fulcro essenziale delle Memorie di Adriano il giovane e bellissimo Antinoo e la felicità dei sensi, l'amore e il passaggio dall'appagamento alla stanchezza, il suicidio rituale di Antinoo e la conseguente disperazione dell'imperatore, la divinizzazione dell'amato, l'incolmabile vuoto. Eppure nelle Memorie di

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  • contrAppunti 

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