Convivere

No, miei cari, la vena poetica – in scrittura di prosa – permane, e convive. Le grandi distese di campi in fiore, quel giallo dell’erba colza che la pioggia di questi giorni sta mortificando, ma non distruggendo (a questo ci penserà la falce dell’uomo tra non molto); queste distese che trovi nella bassa bergamasca, a citare i campi dipinti da mille sfumature di colori, che hai attraversato in Provenza; no, gli occhi delle emozioni ci stanno ancora: ma convivono. Una sensibilità diversa, che gli anni producono; cicatrici giovani che più si risentono col passare del tempo, e che inducono pruriti problematici. Scriveva Montaigne “grattarsi è una delle gratificazioni più grandi che ci offra la natura, e quella più a portata di mano”. Ma, aggiungeva, purtroppo il pentimento gli sta sempre alle…

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Francesco

Mi si dice che va di moda in ambienti di sacrestia il socci-pensiero. Che è pensiero intollerante e partigiano. Non so quanto i suoi compagni di un tempo -  e di una fede che si fermava in alcuni al dito del don Gius invece che a ciò che esso indicava, il Cristo Signore obbediente non a sé – e quanti si riconoscono oggi in quel movimento, e che non si sono piegati a logiche economiche e di potere, quanti insomma si ritraggano oggi dal sopraddetto pensiero, e lo aiutino - lo curino - con l’evangelica correzione fraterna. Aveva cominciato il nostro denigrando il cardinal Martini, definendolo non cattolico: e solo perché avrebbe, a suo dire, in vita e in morte raccolto solo consensi, che non sono il quid del cristiano che o è perseguitato o non è. (Naturalmente omettendo, e questo almeno il…

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Nuvole

Nuvole, neppure gravide di pioggia – che già sarebbe liberatorio - appesantiscono questo tempo di Pasqua, il clima di una stagione che da noi coincide con la primavera: margheritine che spuntano nei prati, danzando con il giallo dei fiori di cicoria; e cieli azzurri solcati da quei nembi bianchi che fanno la gioia di chi guarda la profondità del cielo dal basso della terra. Invece ci tocca una stagione, civile ed ecclesiale, che ha il grigio di questo cielo pallido. Se tento di percorrerne i motivi, da un po’ di scritti in qua, non è che sia preso da smanie luterane, nella vigilia dei cinquecento anni dalla Riforma. E dunque non penso a chiese parallele a quella romana (cosa su cui amici lettori mi stanno interrogando), quando impallino certe vetustà che la annebbiano, quando per certo…

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Liquidità

 E non solo a Natale si parli del bene che è “stare” in famiglia. Anche nei giorni di Pasqua. Direi soprattutto a Pasqua, quando invece l’invito è quello dell’andare con chi si vuole: magari il Venerdì Santo il giorno del dolore che non è solo cristiano? e soprattutto oggi in cui il Calvario è Idomene, e il cimitero è il Mediterraneo. Indiscutibile, chi non crede lo può. Ma se si vive gomito a gomito? Uscendo di casa? Gli uni verso la croce, gli altri verso le discoteche, periferie delle dissonanze? Uno “stare” in famiglia che non è tanto lo stare fisico, ma lo stare affettivo. Una compagnia che conduce. Quella a cui si chiede ai preti di non avere: pur dandogli come statuto di vivere nel mondo, e non in un convento e tanto meno in un monastero. È vero: si dice che per un prete la sua…

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A Pasqua

Per fortuna a Pasqua siamo tenuti a non fingerci buoni come a Natale. Ma per sfortuna a Pasqua non ci siamo tenuti a quella rivoluzione che essa ha comportato. Che l’essere  buoni è costitutivo dell’essere discepoli per tutta la vita. E in un tempo nel quale si scambia la bontà per il buonismo, la tentazione è quella di sentirsi a posto, non essendo buoni: cioè capaci di altruismo, capaci di aderenza a quell’umano che ci fa immagine di Dio. C’è un termine che ho imparato da poco. Ed è un sostantivo tedesco che suona così: Schadenfreude, che si può tradurre come "piacere provocato dalla sfortuna" (altrui). Un sentimento molto diffuso tra i tifosi del calcio; godere quando perde la squadra avversaria: se perde la corsa alla coppa, se perde lo scudetto. Anche se la propria maglia non è in…

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Tre anni fa

due interventi che facciamo nostri, per non essere né papisti, né, tantopiù, antonsocciani_ «Fratelli e sorelle, buonasera!». Così si presentò al mondo Jorge Mario Bergoglio in quella sera di tre anni fa, il 13 marzo 2013, quando si affacciò vestito di bianco dalla loggia di San Pietro, dopo essere stato eletto papa dal Conclave successivo alla rinuncia di Benedetto XVI. In questo triennio il primo papa col nome Francesco, il primo gesuita e il primo latinoamericano, ha compiuto e realizzato 12 viaggi all’estero per un totale di 20 Paesi visitati, 11 visite in Italia, 168 Angelus e 124 udienze generali, 2 encicliche, 15 costituzioni, un’esortazione apostolica - «Evangelii gaudium» - che rappresenta la linea-guida del pontificato, un’altra in arrivo fra pochi giorni dedicata alla famiglia;…

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.2 Anamnesi

Sparito. E poiché quando pubblico quello è, senza archivi ulteriori, mi sono trovato appunto tutto sparito. E irrecuperabile, secondo gli esperti. Di ogni cosa creata si diventa gelosi, che sia o no un figlio ben riuscito (ma le cronache di oggi dicono che un figlio è comunque ben riuscito - anche se occorre spostarsi in California, avere un conto che ti permetta centinaia di migliaia di dollari, trovare una donna che sia disposta a generare da non si sa bene quale seme per poi darlo a te un figlio che tanto desideri da passar sopra a idee di cui pure sei alfiere: il corpo della donna, l’uguaglianza economica, il dono dei figli che non è mai un diritto per una coppia, né etero né omo: alla faccia dei padri ispiratori del sole dell'avvenire). Ma torniamo a noi: anche se, per il raccontarci…

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.1 Anamnesi

Levar di furore soprattutto da sinistra (da destra no: perché?), al dire di un vescovo, e neppure in cattedra e fuor di microfoni ufficiali, di una preferenza al voto di coscienza sulla difficile proposta all’esame del Senato. Voto di coscienza che non può essere a comando di partito: e dunque si ”auspica” sia segreto. Ovvio, no? Ma: può, deve, o no?, un vescovo dire la sua? -È cittadino italiano. -Ma è, lui, in una posizione che lo qualifica come portavoce della Chiesa in Italia. Lo stracciarsi le vesti è l’atto di ipocrisia che più impudico non si può. Un gran levare di polverone, un andar via comunque per la propria strada, nascondendosi dietro l’intangibilità del Parlamento. Che intangibile è, ci mancherebbe, ma come istituzione: come persone? [ Il Senato romano ha pugnalato Cesare…

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Civile?

Quando si sente qualcosa che non va, e ti si dice fatti vedere da un medico, per quasi tutti è panico: e se poi mi trova qualcosa? Come se l’andare dal medico faccia nascere la malattia invece che semplicemente riconoscerla. E dunque dare l’avvio a un rimedio. Che, il rimedio, si avvale di quattro parole greche: anamnesi, diagnosi, prognosi, terapia. Sono talmente entrate nel quotidiano, che possiamo sentirci quasi padroni di quella lingua, manco l’avessimo studiata. Ma sono parole che dicono una responsabilità: intanto il farsi raccontare i sintomi, quel che avviene oggi rispetto ad ieri, perché la raccolta dei dati delimiti il campo. Poi si fa diagnosi, si dà un nome a quel che si ha: grave o no, sapendo quel che ci capita, se si ha ancora un fil di senno, non ci si fida più del…

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