contrappunti

CATTURARLO era il mio lavoro e l’ho fatto, ma non brinderò mai alla tristezza altrui. Così la dottoressa Cristina Villa – la poliziotta che ha fatto arrestare Cesare Battisti. Uno Stato che si manifesta con la divisa e le parole della dottoressa Villa è uno Stato che rassicura. Perché sa fare il proprio mestiere; e poiché lo sa fare, regola le proprie azioni e le proprie urgenze in funzione delle indagini in corso e non in funzione dei tigì di prima serata. Uno Stato che parla con la voce di Salvini e Bonafede invece non rassicura affatto, e anzi ci fa sentire meno protetti e meno garantiti. (M. S.)

decidersi – i cittadini “leghisti cattolici”, che frequentano le nostre parrocchie, hanno o no bisogno delle parole del papa, che parla di accoglienza dei più miserabili del mondo – gli emigranti di oggi come i bergamaschi di ieri – e di perdono per l’egoismo che ci abita? se non ne sentono il bisogno, sarà bene che si decidano a togliere uno dei due attributi dalla loro vita.

diktat – Il Partito Comunista di Marco Rizzo (famoso per l’esaltazione dello stalinismo e di esperienze di “socialismo” come la Corea del Nord) ha varato una sorta di decalogo per l’utilizzo di Facebook, Twitter e affini da parte dei propri dirigenti e militanti. Tra l’altro: “La pubblicazione di fotografie e filmati di manifestazioni del partito devono esser improntate alla massima efficacia propagandistica e consapevolezza politica dell’evento”. Come dire: quel che conta non è la verità ma la nostra verità. A destra – vedi il lepenismo entrante con le sue note ormai scoperte di razzismo – e a sinistra – con la resuscitata Pravda a dare il passo – dunque sono sempre un bollito per lo stesso brodo: propaganda per incantare le masse di manzoniana memoria all’assalto della farina. Sprecandola.

appunto, senso non unico – Qualche giorno fa hanno noleggiato una Fiat 500 all’aeroporto di Milano Linate e avrebbero dovuto consegnarla alla stessa società di autonoleggio dell’aeroporto di Orio al Serio alle 13 di mercoledì. Peccato che invece l’abbiano venduta a tre nordafricani per 2.200 euro. Alla fine tutti e cinque, venditori e acquirenti, sono stati arrestati dalla polizia Stradale. chi ha comprato è stato denunciato per ricettazione: e dunque sapevano che era roba rubata? Un po’ stupidi. Ma chi ha rubato e venduto? Due bergamaschi. Ditelo al capo della Lega che le cose non vanno mai in un solo senso: ma lo si è capito, che lui non ha orecchie e molta bocca dalle infinite smorfie a sopperire al pensiero. Non tutti l’hanno capito: molti, già cocciuti comunisti toscano-emiliani, ne hanno votato le idee. Converrete che non ci siamo.

il Molleggiato – “Ciao Grillo Renzi, sto cominciando a pensare a Salvini”. Secoli fa ci si era ripromesso di non nominare più questo nome per gli evidenti motivi di inopportunità umana. Ma che il profeta degli ultimi tempi dica quel che dice, e dopo che dei rom criminali hanno investito uccidendo, richiede due righe: per avvertire che dopo i settanta capita di sproloquiare, e dunque occorre stare attenti a tutto quel che avviene, a non selezionare i ricordi. Per esempio fare attenzione a chi dice di radere al suolo gli accampamenti di uomini donne e bambini, che sono rom, certo, ma non tutti assassini, come assasini non sono tutti i brianzoli solo perché qualche ragazza di lì ha ammazzato una suora. Smemoratezza senile? o senilità in molleggio?

Iperpresidi o ipopresidi?  –è il grande dilemma di chi s’attacca ad ogni cosa, secondo la vecchissima regola di chi la vuol calda e chi fredda. Certo, questa incapacità di guardare a chi sta attuando da tempo un sistema scolastico: perché questa mania di voler scoprire l’acqua calda? fare l’Europa è anche imparare gli uni dagli altri. Francia e Germania, o persino la Svizzera, seppure sta ancora al margine dell’Europa per difendersi non si sa da che cosa (o si sa?) hanno da tempo degli ottimi sistemi scolastici. Non sarà che la buona scuola alla fin fine non la si vuole?

Rimborsi delle pensioni: solidali o contrari? È il gioco non tanto divertente che si sta sviluppando on-line tra chi dice che è doveroso pensare al futuro dei figli e chi afferma che sui suoi soldi non si mette mano. Naturalmente è l’occasione per qualcuno di prendersela con chi ha un sentire morale e religioso diverso dal proprio: “Basta con questa carità cristiana che si ferma sempre a un certo livello della scala sociale”. Sono i fruitori di quelle trasmissioni serali che mettono in piazza sempre la stessa piazza: quella contro “gli altri”. Non sanno – e perdonali, Padre, perché non sanno – che capiterà a loro. Ma siccome perdonare è cristiano, e a loro non piace, allora gli si faccia qualche contro-piazza: sarebbe bene che chi può la organizzi. Anche in tv.

corna – Già viste sulla testa di un ministro spagnolo; ma ripetute l’altro ieri a Portofino sulla testa di un bambino. Berlusconi è così: il bambino che forse è sempre stato, quello delle corna sul compagno che, schierati per la foto di gruppo, gli sta davanti. Tra tante cose che gli si possono rimproverare, questi infantilismi fanno tenerezza. Soprattutto in un’età nella quale, si dice, si ridiventa bambini. Ma se giocasse fuori dagli schermi politici, forse persino i suoi si sentirebbero finalmente liberi nel partito cosiddetto della libertà.

papà così –Vincenzo rivolge lo sguardo sconsolato al figlio Mattia, 21 anni tra pochi mesi. Mattia, Tia per gli amici, è il ragazzo che venerdì sera è rimbalzato da un tg all’altro per le sue frasi inneggianti alla violenza di manifestanti antiExpo che hanno devastato il cuore di Milano. Qui, nella tranquillità di Lacchiarella, paesino  tra le risaie, in cui vive questa famiglia, la guerriglia civile messa in scena dai black-bloc sembra lontana anni luce. “Guardi che siamo una famiglia normale – puntualizza il padre, operaio in una ditta della zona. Una delle cose che mi fa arrabbiare di più, poi, è che io sono totalmente favorevole ad Expo, è un’opportunità di lavoro per tanti. Davvero non capisco. Mio figlio non è uno sbandato. E’ semplicemente un pirla”. Di papà così, sani, ce ne sono, e tanti.

italiani – Gianni Morandi mette su Facebook due foto a confronto, una in bianco e nero che ritrae gli italiani che partono per il mondo a cercare fortuna all’inizio del Novecento, e una a colori con i profughi del Mediterraneo dei giorni scorsi. E sulla rete viene seppellito da una valanga di insulti. Lui si comporta da vero signore e risponde con cortesia anche ai più esagitati. Per mezzo secolo la sua faccia pulita aveva messo tutti d’accordo, tutti tifavano per lui, il «bravo ragazzo»; lo amavano anche a destra sebbene fosse stato comunista. Se perfino uno come lui è diventato materia del contendere e anzi dell’offendere, vuol dire che l’epidemia è diventata una pandemia.

Francesi, ovvero quandola politica è una questione di famiglia. Non solo dei francesi, certo: qualche arrampicata è riuscita anche da noi, qualche altra è annegata come trota senz’acqua. E qualcosa si profila persino in America: di padre in figlio in fratello bushiano; o, sulla riva opposta, di marito in moglie clintoniana. Ma la destra lepenista, ora in Francia, instaura una dinastia: dal capofamiglia, per il quale la Shoah è stato un dettaglio della storia, alla bionda figlia dalla presenza accattivante, alla dirompente nipote, che ha promesso ai giornalisti: “quando arriveremo noi vi faremo male, molto male”. Niente di nuovo: è il fascismo.

dubbi – Per l’omicidio della ragazza di Perugia, Meredith Kercher, due assolti e un condannato a 16 anni, Rudy Guede, un ivoriano che sta laureandosi in carcere. Condannato in concorso con altri. Una domanda si impone: chi sono gli altri? quei due che se ne escono solo per imposibilità probatoria? Essere colpevolisti a volte serve a smascherare i ricchi che possono permettersi di farsi assolvere. —– Unions e union: lo stesso giorno i metalmeccanici in simmetria con la destra sarkosiana francese, almeno nel logo. A dire che destra e sinistra sono ormai difficili da distinguere, come già diceva Gaber. ?Vero, Tu che sei il Saldatore nazionale, che assicuri milioni di posti di lavoro con le tue battaglie (già sentita questa ai tempi del dott. B), e intanto allo sciopero che proclami per la tua categoria ti seguono in cinque in Sicilia e in ventisei in Piemonte?

tempi moderni – Gli immigrati e le nostre ipocrisie Spettabile redazione, l’ultima di Feltri: «Nessun attrito, gli stranieri sono come noi». Mi chiedo: pure ipocriti…? Cordiali saluti. (da L’Eco di Bergamo). Anche Feltri invecchia; e dunque si possono capire le sue smemoratezze. E’ vero che un giornale si legge e poi si butta: ma la memoria degli altri ricorda titoli ed editoriali con firma. Ah, Feltri, Feltri!

 I cristiani senza aggettivi  qualificativi — Essi ad un tratto scoprono con raccapriccio che non potranno mai sapere che cosa è la comunione ecclesiale, né come si fa a tradurre la fede in opere, come sanno bene invece i ciellini. Non potranno mai fare l’esperienza di “Gesù in mezzo” e dell’amore vero, carisma proprio dei focolarini. Per sempre saranno esclusi da ciò che è vera catechesi e autentico cammino di fede, se non si accosteranno ai neocatecumenali. Non potranno mai avere quel segno di predestinazione che è la devozione della Madonna, se non ascolteranno Radio Maria e se non sono andati almeno una volta a Medjugorje… (d. G. Panfilo). Non dimenticando i carismatici del rinnovamento dello Spirito, si può capire il dramma di tanti cristiani comuni, che non hanno altro da esibire che il battesimo, la cresima e la umile appartenenza alla propria parrocchia.

giustizia è fatta … se è fatta, e solo se è fatta, secondo le proprie attese. Ma: «La legge arriva fino a un certo punto, il discorso morale è altro»; «È sufficiente stabilire che non si sono commessi reati per assolvere gli stessi comportamenti anche davanti al tribunale della politica e della morale come si sta cercando da più parti di fare?». Del segretario Cei il primo commento, del quotidiano L’Avvenire il secondo. Dai tempi in cui l’anfitrione di Arcore era blandito in quelle due sedi, è cambiato il segretario della conferenza e il direttore del giornale. Ma non scordarsi mai che mettersi sul carro di chi governa, per ottenere benefici, acceca sempre. Qualunque carro.

non sottovalutare – La Lega Nera li fa e poi (non) li accoppia. Salvini e Tosi. Fratelli coltelli. Con un debole in comune: l’estrema destra. Xenofoba, razzista, antisemita, nazionalista. Sdoganata da Flavio e Matteo con tempi e modi diversi. E atterrata sul Carroccio. Il mio direttore dice che si vede troppo che ce l’ho con la lega e il suo capo. È vero, non posso negarlo. Per un po’ (ma non prometto nulla) terrò lo sguardo altrove. Ma attenzione a non fare l’errore di sottovalutare: erano piccoli come Salvini, prima, i vari Mussolini Hitler e Stalin. Il loro nefando successo? La pancia della gente.

giù le mani – va bene tutto: che abbia dimenticato il dio Po per il dio Tevere; che finalmente i terroni, che fino ad ieri sputacchiava, siano sdoganati dal polentone che lui è a sfavore di chi viene da più a sud di loro; va bene anche che Roma non sia più ladrona, “perché avete capito male, Roma è bella, è chi sta nei palazzi che è ladrone” (naturalmente augurandosi che nessuno ricordi che da più di vent’anni i suoi hanno abitato in quei palazzi, e lui ha prebende sciccose dal non-stare a Bruxelles). Va bene tutto, ma don Sturzo accoppiato ai mussoliniani no!; ma don Milani no!: uso com’era a non mandarle a dire, dalla tomba gli sta sicuramente infilando la sua serie di parolacce toscane da scorticarlo vivo. Non va bene tutto, solo per accalappiare i voti di nuora e suocera. No: la piazza dà alla testa, e uno zibaldone di incultura può solo ammaliare suocere e nuore alla ricerca del principe mai trovato.

“Che ci vado a fare?” aveva dichiarato il segretario leghista di fronte all’udienza che era stata richiesta dai suoi parlamentari. Le reazioni  della rete? «Ha ragione Salvini, che ci va a fare, tanto non capisce un tubo, lui è buono solo a fare proclami come Grillo e poi ai fatti stiamo a zero. – Già, Salvini cosa ci va a fare? Me lo chiedo anch’io. Capirebbe si e no una parola su tre. – Salvini? Un altro come Grillo, Bossi, Di Maio, tutta gente che non ha mai lavorato in vita propria, non è riuscita a laurearsi ma che con la politica ha trovato il bengodi. – Scusi , ma come poteva laurearsi Salvini? Per farlo bisogna avere intelligenza, ma qui troviamo solo arroganza. E tutti sanno che l’arroganza indica assenza di intelligenza». La reazione di Salvini alle reazioni? Il suo aggettivo preferito è squallido. Lo dice a  tutti, indistintamente: non ne ha altri.

pessimo – E’ l’aggettivo che è più sulla bocca di grillini, leghisti, vendoliani, clivatini e brunettini. Tutto è pessimo: non che ci sia un qualcosa che stia bene. Neppure i bimbi capricciosi degli asili infantili hanno questa ostinazione ad opporsi, comunque e a prescindere. Capricci? o interessi? Dite che non sono certo aiutati a crescere da un governo che spande più ottimismo – già berlusconiano, da cui i sospetti anche comprensibili sul patto del nazzareno, che grazie a Dio non è Gesù – invece di risultati? Giusto ricordarlo, perché nessuno si senta fuori dal circo degli assicurati a vita nelle griffignate delle bouvettes parlamentari.

scaleno – ritengono il papa attuale un buon parroco di pochi studi, dimenticando che è un gesuita: nel pregiudizio che si portano addosso che i parroci di campagna siano dei campagnoli che non sanno granché, oltre che consolare gli afflitti (e fosse sempre, sarebbe già tanto!); così pensano di sapere di teologia più del papa, e di sapere quale papa è meglio: così umiliano Benedetto più di Francesco; per il triangolo scaleno formato da Messori Socci e Ferrara – la storia dei cui li qualifica in proposito – occorre non abbassare la guardia, perché quando uno zoppo conduce un altro zoppo si cozzano di testa, loro, prima di finire nel fosso, loro e i meschini che li seguono. Della serie quelli che – Perché tirar fuori la Fallaci. Abbiamo Ferrara – (per gli articoli antiislamici della signora scrittore  riprodotti dal Corriere in occasione dell’hebdo francese). Abbiamo quello contro il papa che non capisce nulla della malvagità dei musulmani tutti, naturalmente.   “Per amore non tacerò” – Hanno aspettato il giorno di Natale:hanno deciso di usare la prima pagina del Corriere per un durissimo e vergognoso attacco a papa Francesco. Ma non sottovalutiamo l’episodio: dal primo giorno di questa primavera della chiesa, una lobby di cardinali e cristiani di cui si cominciano a sapere nomi e cognomi, colpisce con parole-pietre che solo Dio giudicherà. A me, cristiano e prete, il dovere di non tacere né sottovalutare questo gravissimo momento di attacco alla mia fede. La strategia prevedeva all’inizio di usare il viscido Ferrara e il suo Foglio. Ma visto che Francesco sta riuscendo nella sua opera di riforma della Chiesa, bisogna puntare più in alto: prima pagina del Corriere della sera della vigilia di Natale, stavolta usando la penna di Vittorio Messori. Si deve capire -secondo loro che è la maggioranza dei cattolici ad essere scandalizzata dal papa (d’altra parte il card. Scola sempre sullo stesso Corriere diventato il nuovo canale dei nemici del papa, ripetendo che per lui la comunione ai divorziati non va proprio concessa, correggeva l’intervistatore dicendo che chi la pensa come lui non è minoranza ma maggioranza. 2 dicembre 2014). Come macigni sono le subdole accuse di Messori, che preferisce definire il papa: “uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave”, che sta “turbando la tranquillità del cattolico medio”, che “ha ridicolizzato chi pensasse che “Dio è cattolico” e ritenuto la Chiesa una sancta e cattolica solo un optional”. Mentre immaginate quali potentissime lobby ci siano dietro alla prima pagina del Corriere decidete con me di non tacere più. Domattina leggerò su Avvenire chi sminuirà la magnitudo del terremoto magari definendo Francesco, come ha fatto in settimana un altro Vescovo, questo papa “un uomo simpatico”. E non tacerò. Il momento è grave e forse la svolta è stata l’ultima durissima denuncia del papa nei confronti della Curia Romana, cuore della “patologia del potere”. Giornata memorabile, visto che si aspettavano i soliti innocui auguri dal pontefice di turno magari con invito a passare nell’attico di Bertone per il brindisi e il panettone… “Per amore non tacerò” dice Isaia proprio nella messa di oggi. Ecco i miei auguri di Natale per la mia vita di cristiano. Mi impegno a parlarne chiaramente nelle omelie di Natale e invito tutti a non tacere, per difendere Francesco non con la subdola demolizione di questi personaggi ma con la leggerezza del vangelo e la parresia del cristiano! Don Nandino Capovilla, ex-coordinatore di Pax Christi Italia

zattere di salvataggio – per Messori e Socci, che sul Corriere e su Panorama continuano la loro campagna diffamatoria contro Francesco papa. Diffamatoria è l’aggettivo giusto: intrisi come sono di una cattiveria da voltagabbana, almeno rispetto ai tempi in cui dicevano che il papa è il papa, sempre, e va onorato comunque; e dunque intrisi di una ipocrisia che non si vorrebbe vedere dispiegarsi così platealmente tra i cristiani. Occorre salvarli da se stessi: ma lo vogliono

1. il regista Olmi: “Se il presidente Napolitano dovrebbe costituirsi, lei Grillo e tutti gli altri dovreste farvi ricoverare. E una volta per tutte: la smetta di fare del protagonismo becero insultando Napolitano altrimenti la denuncerò per vilipendio nei confronti del capo dello Stato”. Anch’io.

2. voltagabbana – “Senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani. Son colerosi, terremotati. Voi col sapone non vi siete mai lavati”. Era l’estate 2009 a Pontida, un boccale di birra in mano Matteo Salvini intonava a squarciagola l’oltraggioso ritornello. Cori da stadio, dirà dopo, ma intanto l’obiettivo era molto chiaro: la Padania, la secessione, Roma ladrona, Napolitano terù, l’epopea dei Trota, il nord indipendente. Contrordine, compagni. La Lega ritenta il colpo dei Mille: annettere il mezzogiorno. Alla Padania. (Aldo Grasso).

 

Dedicato ai quindicenni che si dicono atei – Dio c’è, dobbiamo partire da questo assunto. Non scherziamo: andate a vedere Batman al cinema e ci credete e mi fate storie su Dio: non scherziamo! Invito tutti a dieci secondi di silenzio, perché Dio sta nei frammenti di silenzio. Il senso del tutto è nel silenzio. Pensate oggi quanto ce ne sarebbe bisogno: siamo tutti sempre connessi con tutto il mondo, ma disconnessi con noi stessi. Nessuno ha più il coraggio di rimanere da solo con se stesso. Ma i comandamenti ci dicono di fermarci: siamo andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta indietro. Fermiamoci , altrimenti l’anima ce la perdiamo per sempre”. (Benigni in Tv)

LA TUA PENSIONE DALLA A NOI: il grido a Bari contro il massimo del Pd, eccheggia il grido dell’assalto alla farina di manzoniana memoria. Dalli a noi i proventi dei diamanti e dei conti della tanzania, caro capolega; dateli a noi grillini forzanovisti demo e caravanserraglio di politici dei partitini i vostri stipendi: non allarmatevi, vi lasceremo i milleseicento che sono la media del pollo con la quale occupati e disoccupati italiani stanno mangiando – ma non fate che dal gridare si passi all’assalto violento dei forni…

Gioco dei birilli: chi va giù e chi va su, e chi sta lì tentennante. In politica è cosa di ogni giorno, forse di ogni epoca. Di solito si pensa “chi sa dove finiremo”. La domanda giusta è: “chi sa dove finiranno”, per avere la risposta pronta: in politrica comunque saranno dove sono. L’intelligenza la usano soprattutto per non perdere i privilegi.

All’attacco dell’Italia – serpeggia una paura dall’Emilia Romagna, già molto rossa, alla Calabria tutt’ora nera di ‘ndrangheta: che si impossessino del potere regionale nientedimeno che i discendenti del dio Po (ma con un’ascendenza del capo sicuramente magrebina, a dire l’uccisione delle radici!). Ma nessuna eventuale sorpresa: già qui si è visto un voltagabbana dal pici alla lega, dall’eresia evangelico-comunista del bene comune ai recinti razzisti del fuori-chi-non-è-della-mia-tribù. Ma già qui cristiani all’acqua di stagno hanno reso evidente una semina improvvida tra i rovi dai pulpiti domenicali dei preti lombardo-veneti, sull’unità dei figli di Dio, che sono tutti, bianchi rossi neri, e meridionali. Che cosa allora poter rimproverare agli zelanti diffusori domenicali dell’Unità, anch’essi seminatori tra i sassi? Il popolo bue c’è.

Nessuna complicità con chi usa la violenza. Ma nessuna pietà per uno che provoca, andando in campi rom a vedere “come si spendono i soldi degli italiani”. Arrivando con un auto che dovrebbe far arrossire di rabbia i suoi elettori, per quanto dev’essere costata ai contribuenti italiani, che gli pagano un principesco stipendio. Forse per sviare dai soldi pagati dai contribuenti italiani alle faccende in diamanti o agli “autisti” del gran capo? perché, in calesse, non comincia prima a visitare casa sua, senza ipocrisie?

la caduta del muro induce alcuni post comunisti a radunarsi in convegno per dire al mondo “tutto sbagliato”. Viva il comunismo sovietico, quello di Stalin e Lenin, abbasso il revisionismo alla Gorbaciov che lo ha rovinato. Capito? così si fa la storia. Per chi, non si sa. O forse sì, se si pensa che qualche insegnante di storia sta così malmesso davanti ai nostri figli. Gulag? ateismo di stato? stakanovisti a morire nelle miniere del futuro? Accidenti, solo accidenti del socialismo sovietico. Ma la sostanza? volete dirci il che della sostanza? Da rabbrividire sulla schiena della memoria.

bonus bébé solo per figli di cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea. Il solito tentativo dei leghisti (a firma del dentista bergamasco) per non ammainare del tutto la loro originaria bandiera. Sennò, a che valgono? Naturalmente si sono affiancati anche i grillini. Perché naturalmente? La loro natura non è forse quella del no comunque, poco importa se razzista?

già in via – Dalla panchina il baby calciatore ha insultato l’arbitro con “ripetute offese razziste” riguardanti il colore della pelle del giudice di gara. E’ successo durante una gara tra le giovanili del Prato e il Maliseti, nella categoria Esordienti. Per questo motivo il ragazzino è stato squalificato fino al prossimo 22 gennaio. Ad avere la sanzione è un ragazzino di 11 anni dell’Associazione Calcio Prato che la Federcalcio ha punito per “insulti razzisti”. Secondo il referto dell’arbitro – su cui si basa la sanzione – il ragazzino undicenne avrebbe gridato “ripetute offese razziste” dalla panchina riguardanti il colore della pelle dello stesso giudice di gara. Per questo il giovane tesserato è stato allontanato dal campo con il cartellino rosso durante la gara e oggi sono scattate le sanzioni sportive. Fin qui la notizia. Volete scommettere che il padre avrà fatto ricorso? Perché, ed è ovvio, si sarà senttito chiamato in causa: i discorsi del piccolo sono i discorsi di tavola in quella famiglia.

turchi e no – Il vicepremier e portavoce del governo turco, Bülent Arinç ha criticato il consumismo, l’uso eccessivo dei telefonini, e la televisione che trasforma gli adolescenti in sesso-dipendenti. E fin qui è condivisibile, forse solo da una minoranza in un mondo di fatti su con lo stampino (ecclesiastici inclusi!), ma condivisibile. Se non fosse cascato in un parossismo che gli fa aggiungere: “Una donna sa cosa è morale e cosa è immorale: per questo non riderà in pubblico”. Tanto per strafare, che è proprio di chi si sente al potere: dimentico o ignorante di uno slogan sessantottino che cantava, sui muri del quartiere latino di Parigi, una risata vi seppellirà! Con molta probabilità le risate immediatamente apparse su internet da migliaia di donne turche non lo seppelliranno: di questi tempi, un certo potere che sembrava ormai ridimensionato da esercizi di democrazia, sta ricrescendo nei pazzi giardini del mondo.

…e buttati – Ha minacciato di buttarsi dalla gru spettacolo se non si fosse obbedito ai suoi diktat. e subito sotto un manipolo (ma solo un manipolo, ahimé) a gridare: e buttati!. Tanto la rete di protezione è molto più resistente per un comico che non per un trapezista. Ed è la rete di quegli scontenti a prescindere (tra gli altri, una pur bella giornalista, faccia d’angelo fin che fu vergine, prona al nuovo verbo senza suoni). Verrebbe da dire anche a chi al Circo Massimo non c’era: e buttati!, liberaci da questo gurismo senza profezia, che non sia il look abominevole di chi fa l’orso per mangiare il miele altrui. Come è nella regola di artisti finti, gli artisti dall’un’unica maschera. Artisti alla villaggio e alla grillo. E con la coorte di giornalisti che, fatto quotidiano, mangiano dal pane di un popolo frustrato.

17 volte a vuoto . “E’ per me motivo di amara riflessione il fatto che a poco sono valse le mie ripetute, obbiettive e disinteressate sollecitazioni. La frammentazione e la conflittualità che segnano gli schieramenti parlamentari hanno ancora una volta impedito il raggiungimento delle convergenze necessarie per la elezione dei due giudici costituzionali cui le Camere avrebbero dovuto provvedere fin dal 12 giugno scorso”. Povero Napolitano. Inascoltato come Cassandra, la profetessa figlia di Priamo? E se invece di tante lamentazioni, che – lo si vede – sono inascoltate su questo e su altro, perché non decurtare di tot euro, ma oltre il mille, ogni deputato per ognuna delle 17 votazioni che ha fatto andare a vuoto? Sarebbe non rispettare la democrazia? Se ve lo dicono loro, inascoltateli.

Ed ecco le bacche Acai , un vero tesoro in mezzo alle migliaia di frutti del mondo, fino a poco fa rimaste ignote e nascoste in mezzo alla foresta brasiliana, conosciute solo da un piccolo gruppo di nativi della zona. E ormai è sicuro. Le bacche Acai hanno forti proprietà dimagranti. Ma c’è un ma: la scoperta degli scienziati ha alzato una marea di obiezioni. L’efficacia delle Acai è così nota che le sale d’attesa dei dietologi sono quasi vuote. Cosa ne pensano di questa situazione i diretti interessati? Si lamentano del lavoro che viene loro meno. Alla faccia del far star bene che dovrebbe essere la preoccupazione di un medico. Ma c’è un altro ma: quali produttori di pillole useranno davvero le Acai?

L’inusuale iniziativa di cinque Cardinali che fanno uscire un libro, prima del Sinodo, per dire no all’Eucarestia ai divorziati: è quanto sostenuto contro la relazione tenuta da un altro cardinale, Walter Kasper, su incarico di papa Francesco davanti al Concistoro straordinario del 20 e 21 febbraio. Allora, Kasper aveva lanciato un appello affinché la Chiesa armonizzasse «fedeltà e misericordia di Dio nella sua azione pastorale riguardo ai divorziati risposati con rito civile». Cos’è? un tentativo di condizionamento? ma l’umiltà non dovrebbe essere simboleggiata dal rosso in cui i cinque si avvolgono? Ecco un testo che riassume la relazione di Kasper:

abbracci – c’era bisogno di una circolare neanche tanto interna per dire di non trasformare il gesto di pace liturgico in una caciara? chi scrive lo ha denunciato da anni, in riviste serie di tipo liturgico- catechistico e non solo, colpito dal pandemonio che si scatena a ogni ordinazione presbiterale sul presbiterio della cattedrale: accolto con sorrisetti della serie ma sei anaffettivo? Chissà la fatica ora di starsene al proprio posto di quelli che del segno non colgono il simbolo ma sola la materia. E di certe materie non colgono il simbolo.

stornare – quanto guadagnano le Caritas dall’accoglienza ai profughi? E dunque quanto paghiamo noi cittadini italiani per raccogliere quei naufraghi del mare nostrum, che “non sono nostri”? Questa la nuova battaglia che parte da Bergamo. O meglio, da quell’isolotto di Bergamo che si rappresenta come una totalità, mentre anche qui già stanno succhiando sul fondo del loro primitivo zoccolo duro. (Sempre irrisolto l’interrogativo sul segretario provinciale riguardo alla formazione politica sugli spalti dello stadio che inciampa tavolta in tombini sventolati sulla polizia). Dopo Roma-ladrona, dopo il Sud, dopo gli Islamici, dopo l’euro – ma sono “dopo” che continuano – ecco i profitti degli enti gestori sventolati per… Perché? per stornare da quei 900mila euro forse ridotti a 400mila da dare al loro vetusto capo, che ha procurato un posto ben retribuito a molti di loro nella Roma-ladrona? per risolvere da compagni di merenda le possibili accuse di frode del cerchio magico a danno dei cittadini italiani? Ma sono soldi di noi cittadini italiani anche quelli dati al capo. O no, cari buttafuori del nulla? (Sempre irrisolto l’interrogativo della discendenza del segretario generale leghista per le apparenti forme lombrosamente magrebine … che non è problema di poco conto, convenitene!, per i risvolti psicanalitici – esistenziali lapsus freudiani – che può presentare). Parola di Bossi: “Non è vero, non lo ricevo quel vitalizio, la Lega non dà un contributo a me, ma paga alcuni uomini, fra cui quelli che mi fanno da autista”(ah, beh, se è per gli autisti…).

esserci_ dove? sui social-network; come? a tutti i costi; perché? per astinenza mediatica, in quanto per costoro l’esserci sta nell’apparire comunque. Mah! Adesso il Di Battista, già noto alle cronache dei pentastellati per interventi fuori causa, mette in subbuglio la “pace” del ferragosto con una articolessa sul terrorismo come ultimo ricorso all’ottenimento della giustizia per i propri popoli: confondendo i popoli con i califfati o con gli Hamas di turno; impedendendosi di vedere le conseguenze nei duecentomila in fuga da tagliatori di teste (e di mani e di gambe, oltre alla promessa di impiccagione e simili nell’ultima fathua di quel nord Iraq insanguinato). Una riflessione sul far diventare interlocutori i terroristi richiede cervello, a partire da quella piccola cosa contenuta che è la memoria: troppo per il nostro amabile sciroccatore di pensieri non pensati a sufficienza?

come gestire il panico – l’ex comandante della Costa Concordia, appena trainata a Genova come misero relitto da rottamare dopo il disastro in cui sono morte 32 persone, il 5 luglio è stato protagonista di un master all’Università alla Sapienza di Roma, dove gli studenti di scienze criminologiche della facoltà di Medicina hanno avuto modo di ascoltare Francesco Schettino mentre illustrava come si gestisce il controllo del panico. «Sono stato invitato come esperto, so come ci si comporta in casi del genere, come bisogna reagire quando ci sono equipaggi di etnie diverse». Equipaggi di etnie diverse? Basterebbe questo per dimenticare il suo nome; e per chiedere a chi lo ha invitato che tipo di prestazione intellettuale dà ai suoi allievi. Ma il docente di criminologia si difende dicendo che Schettino si è autoinvitato: cambia qualcosa nel giudizio sulla sua professionalità?

Bibiana, un paese del Torinese che ha meno di 100 bambini. C’è un asilo della parrocchia da sempre. Il comune ne costruisce uno suo, spendendo un milione e mezzo. il diritto di avere una scuola pubblica? o il solito monumento-cattedrale nel deserto (per la verità lì è in mezzo alle erbacce) che non può aprire perché al di sotto degli standard di popolazione? Il vecchio parroco (è lì da 47 anni) è amareggiato: sembra una lotta alla don Camillo/Peppone. Ma qui il Sindaco attuale rimprovera al suo predecessore (che per l’anagrafe era una Peppona) di aver acceso un mutuo, che ha prosciugato le casse del comune, solo per la sua gloria; o per la sua ideologia; o … insomma dà ragione al vecchio parroco.

la finale dei due papi – Ai social network la coincidenza tra Germania e Argentina non è sfuggita e sono impazziti i meme; quelle vignette forse un poco irriverenti ma sicuramente divertenti. E non solo in Italia. Ma in Italia, nei commenti, appare tutta la beceraggine di chi ne usa per esprimere la sua buaggine: come quella di un certo Limor – con un’assonanza sottesa a livor – che scrive: Già uno é inutile. Due poi. Nessuno ha niente da dire ai liberi pensatori; ma se questo è il risultato, non si può non pensare a una grave incontinenza della ragione.

vigilia – finalmente al varco di una riforma, la prima delle tante promesse da decenni e mai realizzate. Il Senato sarà abolito, almeno in prima lettura, così come è stato fin’ora? (non eletti? o eletti? con retribuzione? o senza?). Capiamo: è difficile dire a 315 che si sono collocati a vita o quasi che debbono votare di perdere il posto; e dunque i malpancisti – grillini demo e pdiellini – avranno certo ragioni costituzionali, come declamano; ma che il sospetto sia di qualcos’altro, ce lo permettano.

sciopero – della Fiat? della fame? macché: della messa. Dopo le parole pronunciate da papa Francesco due settimane fa proprio in Calabria (“Coloro che nella loro vita hanno questa strada di male, i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati”), gli ‘ndranghetisti rinchiusi nel carcere di Larino non vogliono più partecipare alla messa della domenica: hanno protestato con il cappellano del penitenziario e annunciato che non parteciperanno più alle funzioni in cappella. Non è che possano non voler più: è che non possono più, se scomunica è essere messi alla porta. Certo, finché! Finché non fanno esattamente il contrario di quanto hanno una volta di più dimostrato: di essere felici di essere ‘ndranghetisti. Com’era in parafrasi? Una messa non vale i 53 miliardi di euro della onorata società.

italiano – Si è fatta molta ironia sul “mangia italiano”, slogan nato da qualche tempo per esaltare i prodotti italiani, naturalmente definendoli i migliori del mondo. Così, male interpretando, il morso di un latino americano sulla carne italiana di un cittadino e non di un pollo. Dunque un eroe in più, che ha sfatato il mito della insormontabilità del gusto mangereccio antropofago. Non più distante, la sua maglia conservata come trofeo, da quella della squadra azzurra fatta sventolare addosso al Cristo di Rio de Janeiro dalla pubblicità pre-mondiale. Più che sacrilega, di una pochezza difficilmente superabile: prodotto italiano anche questo! della Rai.

il nuovo sindaco grillino di Livorno si insedia con il venerabile Dalai Lama. S’allarga, forse senza previo consenso del capo, impegnato a inguaiarsi con i neofascisti britannici, impedendo ai fans di pronunciarsi su una alleanza con i verdi: questi sono verdi fuori, ma dentro sono rossi, proprio come l’anguria, scrive; e a lui, il gran grillo, finalmente si sappia, piace il nero. Il nuovo sindaco bergomense, invece, lo si vede abbracciato, la notte del trionfo, alla consorte vestita a pois biancorossi, preciso identico al vestito della moglie del presidente Obama il giorno dell’investitura. Per portare fortuna? macché, una carnevalata che una volta di più ha convinto della bontà del non-voto di ballottaggio quanti temevano: non lui, ma lei, quella del bon ton. Il nuovo sindaco leghista di Padova ha ringraziato per l’avvenuto miracolo della sua elezione non, come voi vi aspettereste, il sant’Antonio che era lì a portata di piedi, ma la Madonna del Covolo di Crespano da cui è partito camminando fino al monte Grappa. Perché? intanto perché A ogni ladrù la sò deossiù; e poi perché il grido del suo capetto ora è Viva l’Italia: quella uscita dalla prima guerra mondiale del fuori lo straniero? o Viva l’Italia del balù? che già sarebbe una blasfemia, se solo ci si ricorda dei campionati padani avvalorati dallo scomparso trota. Ma di blasfemia, dal dio Po in giù, son piene le cronache. E più saranno piene, le cronache, dato che il capetto dai tratti somatici magrebini il Po inteso come fiume ora lo sta saltando per impossessarsi del sud. Finalmente riconoscendo le sue radici?

Quello che è accaduto intorno al Mose — nome biblico, un’offesa nell’offesa — non è solo grave: è irresponsabile. Se una nazione potesse citare i suoi cittadini per danno d’immagine, i responsabili del saccheggio lagunare dovrebbero vivere nell’angoscia. Ma non lo faranno, perché non capiscono. L’angoscia è un sentimento, non una percentuale. Venezia è la città irrepetibile, quella che convince ogni turista d’essere un poeta. Credo che molti stranieri, dopo una settimana di visita, partano convinti d’essersi aggirati dentro una ricostruzione. Troppa delicatezza in così poco spazio. Un’immensa reputazione e una città fragile: il posto più sbagliato dove tollerare gli ingordi. I professionisti del cinismo sono già all’opera, nei media e in politica: non esageriamo, così fan tutti, la corruzione è antica come il mondo! Vero: ma quand’è metodica e sfacciata diventa un’umiliazione. Quando avviene a spese di un luogo tanto speciale e indifeso appare più grave e volgare. La bellezza è una responsabilità. L’Italia, in queste ore, appare al mondo come un Paese d’irresponsabili. Venezia è il nostro vestito più bello, Expo-Milano il nostro vestito nuovo, Siena il nostro vestito più ricco. Sfregiati, tutti, da persone senza scrupoli. In Veneto lo conoscono bene lo sguardo di chi esce dalla stazione di Santa Lucia e scivola nella città d’acqua: è lo sguardo dei bambini, e lo abbiamo scoperto negli occhi delle star di Hollywood, degli oligarchi russi, delle carovane cinesi, dei viaggiatori inglesi che pensano di aver visto tutto. No, non avevano visto Venezia. In queste ore tutti costoro stanno seguendo, avidi, i resoconti della nostra vergogna. Non perché ci odiano. Al contrario: perché ci ammirano e ci invidiano. Perché l’Italia è la grande evocatrice: tutto quello che ci riguarda fa sognare chi legge, guarda, ascolta, cerca, beve, assaggia. L’Italia è sede ufficiosa del congresso perpetuo delle tentazioni. Noi siamo quello che tutti vorrebbero essere, almeno talvolta: e non osano. Intuitivi, emotivi, immediati, sorprendentemente generosi. Non ladri.

Beppe Severgnini, dal Corriere

Il cuore breve – Dunque si potrà divorziare consensualmente in sei mesi. In teoria un pazzo, un serial-lover, un collezionista di scalpi emotivi potrebbe sposarsi dieci volte in cinque anni. Scandalo? E perché mai. La modernità è l’epoca della rapidità. Il Maigret di Gino Cervi impiegava dieci minuti per ispezionare la scena del delitto, Rivera dipingeva affreschi calcistici a passo di tango e l’assolo d’organo dei Pink Floyd in «Ummagumma» ingombrava mezzo solco di lp. La rapidità consente di accumulare più esperienze. Non concede il tempo di gustarle e tantomeno di digerirle. Ma è nemica della noia ed è una acceleratrice fantastica di libertà. Di corsa sei più libero o comunque hai la sensazione di esserlo. Se un tweet, un dribbling, una canzone, un amore non ti piacciono, basta cliccare da qualche parte e sono già finiti. Senza strascichi, perché nuovi tweet dribbling canzoni amori si sovrapporranno immediatamente agli antichi, in un eterno presente a scorrimento veloce. Sarebbe persino accettabile se la rapidità non avesse una sorellastra che nessuno è riuscito a uccidere nella culla. Si chiama precarietà. Tutto ciò che è rapido è precario e quindi instabile, superficiale, facilmente rimuovibile. Vale per gli amori come per i livori e purtroppo per i lavori. L’emozione fatica a diventare sentimento, come lo stage a tramutarsi in posto fisso. E’ difficile stare in equilibrio quando si va veloce. Ancora di più abbozzare progetti a lungo termine. Ma il rimpianto della lentezza è antistorico e sterile. La modernità è rapidità? E allora occorrerà adeguarsi, trovando rapidamente un altro modo di vivere, cioè un altro modo di pensare.

Massimo Gramellini, La Stampa

perdere – per me un partito che dal 25 scende al 21 non ha perso granché, almeno nelle speranze di chi gli avrebbe augurato un ridimensionamento in discesa fino a una sola cifra. Tanto più dopo la pastiglia contro i bruciori di stomaco, che dice uno starci nonostante le promesse di non esserci più; hanno perso la faccia, quella sì, ma è talmente di tolla che vincerannopoi, se quei 21 continuano a credere alle farse che possono mutarsi in dramma.

Se invece un partito grida vittoria perché ha superato il 6 di un qualche millesimo, finalmente si è riportati alla farsa; quel che conta è che si-salvi se ne stia per altri cinque anni in conto stipendio, seppur assente dai lavori: deve reggere l’Italia, ora che ha scoperto che qualche mattacchione sta anche nel sud votante; questi del 6 e millesimi dovrebbero averla per perderla, la faccia. Con i neofascisti franco-austriaci? ma va là, elettore del 6 e minirotti…

una volta – Una volta, nei teatri degli oratori, le compagnie mettevano in scena un drammone, che impegnava baldi giovani a tante sere di prove. Ma alla fine mamme e nonne, piangenti, e papà pure commossi senza farlo vedere (gli uomini non piangono!), lì ad applaudire cotanti frutti delle loro viscere. I drammoni, si sa, ti prendono le viscere. Ma per quella serenità con la quale si voleva che il popolo tornasse a casa con speranza nella vita nonostante i suoi drammi, ogni rappresentazione finiva con una farsa. Dunque, un dramma e poi la farsa: saper ridere/sorridere pur nelle magagne della vita. Ora, giovanotti che non si sono impegnati in nulla, se non andando a ritirare un lauto stipendio parlamentare e giocando a restituirne una parte, ché la rimanente se la sarebbero comunque sognata, seguono il guru, che, già comico, ribalta la scena: prima la farsa ora la tragedia: per gli altri. Lui comunque un suv o un supergommone per allontanarsi dal disastro – dentro cui chiama panciaioli italioti ad immergersi – ce li ha

basta euro? – Ci dicono schiamazzando in versione grillina da calura estiva, o bofonchiando nella bossiana riesumazione da Medjugorie: l’Europa non rispetta la libertà dei popoli, e dunque facciamoci una moneta nostra. Andranno a Bruxelles (o ci torneranno, come il lumbard attualmente segretario: sapete che ha voluto fare il furbo tentando la discesa al sud, prendendosi fischi, e fiaschi in testa? dopo che in pieno parlamento europeo è stato definito fannullone per le sue assenze) dunque andranno là a dire basta euro, e intanto per dire questo andranno a prendersi euro 144.084,36 annui – contro gli 84 della Germania e i 62 della Francia – senza contare benefit vari che vanno dai viaggi alle cure mediche. Dopo averne presi altrettanti in Regione, con carriera che parte dalle curve atalantine, gli euro europei li vuole anche il bergamasco invidioso della grazia altrui fin dall’infanzia. Ma finalmente può continuare a pareggiare i conti, con questo programma elettorale: “mandare in pensione l’euro una volta per tutte”. Meditate gente, meditate!: non voi, nostri lettori benevoli, ma fate meditare quelli attorno a voi: sugli uni, che sono i citati per riesumazione; sugli altri, quelli del cri-cri, alla prossima.

un’indole iraconda – Il capogruppo di Forza Italia alla Camera non è nuovo alle rodomontate, che ne esaltano l’indole iraconda (finirà di sicuro all’Inferno, immerso nella palude Stigia) insieme alla naturale granitica antipatia che suscita chi si accende per ogni cosa, foss’anche una cosa da poco. Brunetta appartiene alla tribù di coloro che adorano il Capo a prescindere (fenomeno che rientra a pieno titolo nella dialettica servo-padrone magistralmente descritta nella hegeliana Fenomenologia dello spirito). L’ex-Cav lo lascia andare senza guinzaglio, salvo poi imbrigliarlo quando lui s’avventura con piglio oltremodo furente sopra le righe. A proposito di briglie, per una sorta di contrappasso a lui è toccato scrivere il Dudù-Act, il manifesto animalista che ha fatto ridere i nemici e anche gli amici: parte fondante della strategia con la quale Silvio vorrebbe tentare l’ennesima rimonta elettorale. (di Paolo Madron, da Lettera 43). Chissà che cani e gatti della Brambilla non gli aprano le porte almeno del paradiso animale.

vergogna – il grido di battaglia dell’ex cavaliere, contro giudici e giustizia italiana, condannato per frode fiscale, la cui pena si ridurrà a una settimana di detenzione presso un istituto di assistenza: giusto il tempo, di volta in volta, (quattro ore la settimana) di una stornellata come lui è capace. Appunto ci si chiede se non dovrebbe gridare vergogna lui, adesso, che ha una pena infinitamente minore di chi ruba quattro mandarini. Pensate che la griderà, quella parola, a favore dei mandarinari? O troverà modo di gridarlo ancora per se stesso?

sciamano – Sciamano dai loro letti, in una levataccia non abituale al loro impegno di parlamentari, in una Roma che della sonnolenza ha fatto virtù. Sciamano verso piazza san Pietro, per una celebrazione del papa tutta per loro. Sciamano come studentelli di terza media, prendendo rincorse per i primi posti, nella speranza di farsi fotografare mentre Gli stringono la mano. E sciamano all’indietro, dopo quarantadue minuti, schiaffeggiati da quel papa che le mani non le stringe a nessuno. Sciamano: ma verso l‘impunita ordinarietà di chi non ha orecchi per intendere, ma solo famiglia (o clientele) da mantenere. Corrotti? Ma lo sarai tu, dicono al papa, sciamando nel silenzio di coscienze ben fabbricate a non lasciarsi scalfire.

desnuda – Molti i messaggi di solidarietà ad Alessandra Mussolini, moglie del dirigente di ferrovie italiche che andava a ragazzine. Giusto: colleghi di destra, soprattutto, ma anche di sinistra, invitano a tener fuori lei e i suoi figli dai comportamenti scorretti del marito. Ci associamo. Con una speranza: che l’Alessandra desnuda dei film della sua giovinezza – che l’ha vista sposare a Predappio un uomo che l’avrebbe così sordidamente tradita – esca da questa vicenda con meno vena tribunizia, e meno arroganza di come si è proposta di farsi conoscere. Essere una pasionaria, va bene, esserlo da fascista un po’ meno: ma c’è un tempo di convesione per tutti. Ci piacerebbe rivederla in certe trasmissioni a chiedere scusa per non aver avuto pietà di chi si è trovato prima di lei, come lei, nei fattacci che la vita non risparmia neppure ai tribuni della plebe.

media – Mondadori lancia «Il mio Papa», il primo settimanale al mondo interamente dedicato a Papa Bergoglio. «L’idea di un giornale pensato per raccontare e condividere gli atti e le parole di Francesco è nata osservando come la sua elezione abbia provocato una nuova attenzione nei confronti dei temi etici, religiosi e di morale», dice il direttore del periodico Aldo Vitali. «Il nostro Pontefice è infatti una figura che grazie alla sua empatia, insieme alla potenza, al coraggio e alla semplicità del suo messaggio, ha conquistato tutti, fedeli e non». Attenzione alle enfasi mediatiche, soprattutto se si fermano alla superficie, come promette un intento populistico. Anche al papa può succedere quello che avviene per i movimenti politici che si impongono a valanga, e poi si sgonfiano a valanga. Soprattutto perché il Vangelo, ed è quello predicato da Francesco papa, non vive senza persecuzioni!

Chi sa se finalmente si rassegneranno a papa Fancesco, cui rimproverano di non essere un papa “secondo loro” e dunque non sarebbe papa. E comunque tanto più grande Benedetto l’Emerito, quanto più piccini loro. Anche se – giusto dieci giorni fa in un consesso di preti – ho giusto buttato lì che, personalmente, avrei preferito non indossasse più l’abito bianco: l’immagine ha un suo peso. Un suggerimento: una veste bianca filettata di rosso porpora, o una veste nera filettata di bianco…

A chi ventila l’invalidità delle dimissioni di Benedetto XVI, ancora a un anno di distanza_

Lo scorso 16 febbraio, il giornale La Stampa ha inviato al Papa emerito un messaggio con alcune specifiche domande in merito a chi ventila l’invalidità del passaggio tra due papi. Due giorni dopo è arrivata la risposta. «Non c’è il minimo dubbio – scrive Ratzinger nella missiva – circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde». Egli risponde anche alle domande sul significato dell’abito bianco e del nome papale mantenuti. «Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto – ha scritto – è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti. Del resto porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa. Anche qui si tratta di speculazioni senza il minimo fondamento». Una chiara e quanto mai significativa testimonianza di questa affermazione, Benedetto XVI l’ha data sabato scorso, nel giorno del concistoro al quale era stato invitato da Francesco. Quando Francesco all’inizio e poi alla fine della cerimonia gli si è avvicinato per salutarlo e abbracciarlo, Benedetto si è tolto dal capo lo zucchetto per riverenza, e anche per attestare pubblicamente che il Papa è uno solo. Nelle scorse settimane il teologo svizzero Hans Küng aveva citato alcune parole contenute in una lettera ricevuta da Benedetto XVI e riguardanti Francesco. Parole ancora una volta inequivocabili: «Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera». Qualcuno, sul web, ha provato a mettere in dubbio l’autenticità della citazione o comunque ne ha paventato un uso strumentale. Anche di questo è stato chiesto conferma al Papa emerito: «Il prof. Küng ha citato letteralmente e correttamente le parole della mia lettera indirizzata a lui», ha precisato in modo lapidario. Prima di concludere con la speranza di aver risposto «in modo chiaro e sufficiente» alle domande che gli erano state poste.

politically uncorrect – Un nuovo governo, tra perplessità dell’uno e dell’altro volgo, per soddisfare le manie di un giovane arrampicatore? per precipitare più velocemente dentro nuove elezioni? Se non reggerà come – e speriamo per il bene comune di essere smentiti – lascia intravedere una giubilazione incomprensibile di chi alla fin fine stava portando fuori dal guado una nazione che stava annegando. Nuove elezioni per che cosa? per l’insoddisfazione di tanti capetti con altrettanti sudditi che dal bipolarismo ci hanno fatto precipitare in una nuova miriade di partitini? Non è politicamnete corretto scriverlo (e mi immagino i laiti degli ipocriti!), se dici che il volgo italiano è imbecille quando vota: ma insomma sbagliare si può; perseverare su strade che portano indietro, due tre quattro volte, no.

esaurimento – Appello bocciato, le elezioni regionali in Piemonte sono state una truffa. E si va a nuove elezioni. L’ira del governatore mal-eletto: “Democrazia morta”. Veramente la democrazia è stata vilipesa con un paio di mutande di rigoroso color verde, fatte pagare ai contribuenti italiani, non solo piemontesi, come rimborso spese, e acquistate in un viaggio a Boston per un corso intensivo d’inglese giustamente sentito come un’attività necessaria alla sua formazione politica. D’altra parte boxer è termine inglese: applicato con diligenza. Che siano verdi, poi, è l’equivalente dell’inglese imparato in America invece che ad Oxford.

incoerenza – Una precisa strategia di comunicazione oppure una serie di incontrollati scivoloni? Un progetto ben chiaro o il prodotto dell’incompetenza? Da alcuni giorni il Movimento Cinque Stelle ha alzato il livello dello scontro politico. In Aula, certo. Ma non solo. Soprattutto in Rete, hanno scatenato i peggiori istinti e le inevitabili polemiche e poi sono stati cancellati. Perché sono stati scritti? E perché sono stati cancellati? L’incompetenza al potere? Eppure c’è chi ha deciso di ri-votarli, e non di ri-voltarli.

scandaloso – e non è questo il popolo italiano: lo dice il segretario generale dei Vescovi italiani– e a buon conto: davvero non se ne può più di chi rappresenta solo se stesso e il proprio capo_ scegliamo_

coerenza_ Roma sarà anche ladrona, ma loro ci vogliono stare a mungere per sé: questa l’ultima battaglia, contro una legge elettorale che li ridimensionerebbe, di un movimento che dice di essere locale, ma manda le sue “intelligenze” alla greppia romana. Mah! Sull’altro fronte il capogrillo pure si lamenta che Napolitano e Letta stanno muti di fronte alla stessa legge che potrebbe mandarli a frinire solo in Internet: non fa nulla che fino ad oggi – lui il comico che non fa più ridere se non quelli cui si allentano i visceri ai suoi vaffa – ha riempito i due da insulti da galera. Pure mah! E dire che ci sta ancora gente che ci casca, imperterriti a volerli seguire, dall’una e dall’altra parte_

Dedicato agli sfascisti della rete, che s’incappucciano mentre insultano quelli che non si irregimentano con loro, come loro:

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.”
(Martin Niemöller)

La rivoluzione tranquilla – A dicembre, come è consueto, si comincia a fare un bilancio dell’anno che sta per finire, e non c’è dubbio che nel 2013 dominanti sono state le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco,che oggi “Time” dichiara “uomo dell’anno”. In questo passaggio la Chiesa ha dimostrato di saper uscire da una situazione difficile con un colpo d’ala – reso possibile dall’imprevista rinuncia di Ratzinger – che ne ha rivelato l’insospettata vitalità. E che tutto il mondo ha accolto con sorpresa e ammirazione. È stata una rivoluzione tranquilla, come scrive Jean-Louis de La Vaissière già nel titolo di un libro su questo delicato passaggio. De Benoît à François, une révolution tranquille (Le Passeur) affronta la questione in modo approfondito, non solo informato tenendo sempre presente la complessa personalità dei due Papi e le esigenze spirituali e apostoliche della loro missione. Ben lontano, quindi, da quei libri fondati su presunte rivelazioni che sono spesso frutto delle fatiche letterarie di molti vaticanisti. Egli osserva che la rinuncia di Benedetto comincia subito a operare un rovesciamento: la stampa scopre improvvisamente il valore di quel Papa che era stato poco compreso, schiacciato su una immagine di severità e rigidità che gli veniva dall’aver occupato per tanti anni il difficile ruolo di prefetto dell’antico Sant’Uffizio. Si coglie nel suo atto la testimonianza di un’inedita libertà, di una rivoluzione che sembrava ben lontana dal suo spirito pacato, razionale, dal suo attaccamento alla tradizione. L’autore individua poi il terreno sul quale Benedetto ha lottato: non tanto su questioni sociali e politiche, ma per mettere Dio, il Dio cristiano, al centro del dibattito. Una battaglia a cui si è dedicato in mille modi, ben consapevole di parlare in un mondo che sembrava sordo alla voce della Chiesa. Un uomo dell’interiorità, che difende sempre la devozione dei semplici pur non perdendo mai di vista il necessario lavoro di spiegazione e di purificazione della fede, da lui ritenuto essenziale. Un Papa che ama il dibattito delle idee, e vuole proteggere la libertà del fedele a ogni costo, ma che privilegia su tutto la coerenza. In un modo originale – scrive de La Vaissière – Benedetto denuncia il culto dell’autorealizzazione, che impedisce la buona relazione con l’altro e con Dio, e il sogno di vincere la morte con la scienza. Le sue critiche sono dettagliate, l’analisi acuta, e Francesco ne trarrà le conseguenze pratiche con un linguaggio più facile, più immediato, denso di esempi concreti. Ma la vera novità portata da Papa Ratzinger è l’apertura di un dialogo serrato con gli agnostici, collocato per importanza allo stesso livello di quello tra le religioni. Bergoglio saprà trarre frutto da questo grande insegnamento su un piano meno gerarchico, meno intellettuale, più pastorale. La sua elezione viene considerata da de La Vaissière l’equivalente della caduta del muro di Berlino: l’uomo della periferia, che sceglie il nome di Francesco, accende subito immense aspettative. In sostanza, con il suo comportamento libero e nuovo, il Papa continua la rivoluzione di Ratzinger, che con la sua decisione ha cancellato le differenze fra conservatori e progressisti, ponendo al centro la carità, nel senso di calore, di fuoco. È spontaneo, ma non improvvisatore: l’energia che egli sa donare alla Chiesa per rimetterla in vita rimanda a qualcun Altro. “La morale di Jorge Bergoglio è una morale del combattimento spirituale, del superamento, della scelta coraggiosa che rende felici” scrive de La Vaissière. La parola che il Papa pronuncia più spesso – e che è stata anche la parola chiave del suo intervento nelle riunioni che hanno preceduto il conclave – è “uscire”, uscire nella strada della vita, uscire da se stessi, uscire dall’autoreferenzialità, dal clericalismo, dall’istituzionalizzazione, dal pessimismo che ha preso la Chiesa. Ma in questa ottica fattuale, operativa, della missione non dimentica la necessità di ulteriori sforzi intellettuali: chiede una nuova teologia per le donne e una teologia del peccato che approfondisca la dimensione della misericordia. Papa Francesco, diversamente da quello che pensano i giornalisti dall’esterno, sa che le riforme strutturali non sono tutto, e che ciò che conta è il cambiamento interno, cioè che la Chiesa diventi fervente, resistente, vicina agli esseri umani, ben consapevole che l’aspirazione alla riforma è più antica degli ultimi decenni: già il concilio di Trento – racconta in un bel libro (edito in Italia da Vita e Pensiero) John W. O’Malley – voleva assicurare una più efficace cura delle anime, uno stile più severo e rigoroso nella vita delle gerarchie ecclesiastiche, in una dialettica fra azione diretta del Papa e consigli dei cardinali tuttora invocata. La sapienza accumulata in due millenni assicura che la Chiesa, anche questa volta, riuscirà nel suo intento riformatore per predicare più efficacemente la parola di Gesù, per portare la luce in un mondo che l’ha dimenticata. ___ di Lucetta Scaraffia, Osservatore Romano, 11 dicembre 2013.

conversione – Poltronisti, quando vi sedete sulle poltrone non ve le staccate di sotto – disse in questi giorni la signora che per sei legislature ha passato la metà della sua vita in parlamento. La stessa signora, nipote del duce dell’altro ventennio, momentaneamente staccatasi dal duce del presente ventennio, che ebbe a dire – se lui mi tende ancora la mano gliela taglio, anzi gliele taglio tutte e due. Cambiare idea è legittimo, soprattutto inn un paese di banderuole dedite al proprio vento. Ma come scrisse Claudio Magris “dipende dalla qualità della conversione: la Maddalena non disse mai parole contro le sue excolleghe, né pretese di presiedere una associazione di vergini”.

nel segno del maiale – Tra i motivi della rapida, intensa e specialmente regressiva fortuna del

Porcellum come elemento costitutivo ce n’è quanto basta per ipotizzare che il maiale – sì proprio lui, sgrùnt-sgrùnt – si sia imposto un po’ alla volta come l’animale totemico o come il re clandestino, se si preferisce, di questo tempo sozzo e irragionevole. Il colpo di grazia che l’ ansimante e inconsapevole partitocrazia vibrò a se stessa cancellando in via definitiva quel poco di rappresentanza di cui gli italiani, comprensibilmente ignari di quest’arida e mostruosa materia elettorale, potevano ancora disporre. (F. C.)

mensa dei poveri – L’uomo sta mangiando quello che noi abbiamo buttato via. Si chiama L.o M.o, è italiano, ha 53 anni e fa, anzi faceva, il cuoco: da due anni non trova lavoro. “Io, a questo punto lavorerei anche in nero. Ma non trovo più neanche quello. E non troverei neanche un posto regolare da 5-600 euro al mese come quelli che danno agli extracomunitari, e sa perché? Perché sono vecchio. Sono troppo vecchio per trovare lavoro e sono troppo giovane per andare in pensione. Non le pare un paradosso?”. Uno dei tanti paradossi. Cose che capitano in un Paese dove ogni anno quattro milioni di persone non hanno di che mangiare e sei milioni di tonnellate di cibo vengono buttate via. Cifre che ci fanno capire che nel nostro mondo c’è, ancor prima della crisi, qualcosa di storto, probabilmente a partire dal nostro modo di vivere di tutti i giorni.

in affitto – «Cerco lavoro saltuario come babysitter, zona Viareggio e Versilia. Sono un nonno molto paziente, pratico e amante dei bimbi, che ha necessità di arrotondare la pensione». Segue email e numero di telefono. È la generazione dei “nonni in affitto”. Per arrotondare la pensione? per occupare il tempo? Qualche stagione fa era il contrario: nonni che cercavano qualcuno che li adottasse, prendesse loro in affitto: per avere il calore di una casa contro l’alternativa del ricovero negli “alberghi” della vecchiaia. Dove forse ci stanno tutti i servizi, ma manca un focolare.

corruzione – Trezzano sul Naviglio e Detroit sono luoghi lontanissimi e molto diversi. Ma in entrambi ci sono stati episodi di corruzione. Come sono stati risolti? Nel Comune poco lontano da Milano, gli amministratori pubblici e gli imprenditori coinvolti in un giro di tangenti hanno patteggiato tutti condanne a pochi anni di carcere. «Invece a Detroit — sottolinea un magistrato della procura — l’ex sindaco per corruzione s’è preso 28 anni di carcere. Secondo il giudice, “ha scelto di usare i suoi poteri per il piacere e l’arricchimento personale, quando aveva le potenzialità di fare molto per la città”. Che resta da dire di più?».

mode – mascheriamo le bambine da donne; e fanno le prostitute come le prostitute, con il consenso delle madri; d’accordo, è antropologicamente corretto proclamare che questo mondo è bello, secondo preti che vanno per la maggiore: ma, senza distinzioni, da impazziti?!

internet – Parla come un Pontefice che non creda più in Dio: «La tecnologia e i computer non salveranno il mondo. Se stai morendo di malaria, Internet non ti curerà». Così, con il sarcasmo amaro e revisionista dell’apostolo che abbia perduto la fede, il padre del pc «in ogni casa», Bill Gates, frusta l’arroganza del creatore di Facebook Mark Zuckerberg, colui che vorrebbe avvolgere il pianeta nella propria Rete. E sembra rinnegare la fede che lo ha reso per anni l’uomo più ricco e più antipatico nel mondo. Una conversione tardiva? Ma che importa: meno male che qualcuno si converte, quando ancora qualcuno dà alla rete un potere che può solo distruggere, persone e nazioni. Quello Zuckerberg che come i grilli straparlanti fuori di casa nostra predicano: «La grande sfida che attende la mia generazione è collegare 5 miliardi di persone e dare a tutti accesso a Internet. Quando saranno tutti collegati, potranno decidere quale tipo di governo avere». Non si capisce se parlano i venti miliardi di dollari già accumulati, o la pazzia di chi si sente onipotente guru del mondo. Deliri.

battesimo – una gran festa per George, come per ogni bambino che viene consegnato a Cristo, che sia nel rito anglicano o cattolico o ortodosso_ c’è una nota che potrebbe essere raccolta anche da chi è festaiolo da noi, magari offuscando i sacramenti copiando una opulenta festa di nozze anche per bambini di prima comunione o di cresima_ da alcune indiscrezioni ne rimbalza una curiosa che, se confermata, segna lo spirito dell’evento: sembra che non sarà fatta una torta apposita, ma verrà usata quella – avanzata e congelata – delle nozze dei suoi genitori Will e Kate_ sicuramente non è questione di improvvisa povertà dei reali d’Inghilterra; né, c’è da credere, di avarizia: se è una attenzione a nessun spreco, viva i reali inglesi.

tifosi – Anche la curva Nord atalantina prende posizione sulla «discriminazione territoriale». In un volantino distribuito prima di Atalanta-Lazio, gli ultrà dicono la loro: «Ci vorrebbero tutti in silenzio, non dei tifosi ma dei clienti. Diventa quindi necessario cancellare tutti i comportamenti autentici e passionali». La «discriminazione territoriale» a loro avviso, non è certamente sbocciata nelle curve. «I sapientoni e i custodi della morale vorrebbero dirci che la rivalità tra i comuni, tra Bergamo e Brescia, tra Roma e Milano, tra Nord e Sud, non è mai esistita?». Spesso, poi, questi «comportamenti» riguardano anche altri settori. Gli ultrà sostengono che «l’imposizione di questa morale» nasconde ipocrisia. La vera «discriminazione territoriale» sarebbe il divieto di acquistare un biglietto e la possibilità di viaggiare al seguito della propria squadra solo perché residenti in una provincia diversa. Così dicono. Ma non è nato sui loro spalti, e con gente finita su alti scranni, il movimento nordista, secessionista tra intra e ultra Po, ma anche tra intra e ultra Oglio? Come mettere insieme rivalità da coltello in una politica comune? Della serie scontata: non ci stanno con la testa. Da sempre.

negazionista — «Non entro nello specifico delle camere a gas, perché di esse “so” appunto soltanto ciò che mi è stato fornito dal “ministero della propaganda” alleato nel dopoguerra. E non avendo mai fatto ricerche al proposito, e non essendo comunque uno storico, non posso far altro che “uniformarmi” all’opinione comune. Ma almeno sono cosciente del fatto che di opinione si tratti». L’equazione anche stavolta non riesce all’odi-freddi, dui cui si può dubitare delle capacità matematiche oltre che mentali. Eppure il gran papa Emerito una volta di più è stato circuito per rispondere a uno così, uno che in seminario c’era andato per diventare papa; e poi accortosi che la scelta era piuttosto ampia, si è iscritto al club degli atei deficienti: fosse entrato tra gli atei sani, non avrebbe avuto l’immeritata pubblicità.

gli amici — Twitter ieri sera: «Addio mondo». E poi, rispondendo a un cronista aveva aggiunto: «Non ce la faccio più». Queste parole avevano diffuso la preoccupazione tra gli amici e gli appassionati, con Santambrogio ancora in attesa dell’esito delle controanalisi per essere stato trovato positivo all’antidoping. Qualche ora dopo quel terribile messaggio, il ciclista comasco si è rifatto vivo, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo: «Ce la devo e ce la farò a vincere questa corsa. Grazie a voi». Questa mattina Santambrogio ha scritto ancora su Twitter: «Non ho chiuso occhio, ho riflettuto su tutto, ho rischiato di fare una cazzata più grossa di me e penso non avrei risolto nulla di nulla. Ma solo portato tanta sofferenza a chi mi sta vicino e mi vuole bene. Vi ringrazio tutti per avermi aiutato a riflettere e avermi salvato».

undicesimo, non accanirsi

Non trarrò piacere dalla condanna di nessuno, e non mi sento nemmeno gratificata dal fatto che un leader politico che ho sempre considerato nemico della nostra democrazia – per i suoi conflitti di interesse e per il modo con cui ha trasformato la politica immettendovi il peso del denaro – abbia fatto questa fine politica in un modo così infamante. La giustizia ha trionfato ma quando un leader politico fa questo tipo di fine non sta bene l’intero paese. L. Annunziata

Qualcuno ha, seppur per una frazione di secondo, goduto dell’ insulto rivolto (dal senatore Crimi dei Grillini n.d.r.) al settantasettenne senatore uscente, non perché ha frodato lo Stato o ha condotto l’Italia sull’orlo del presente baratro, ma perché ha settantasette anni, e, magari, anche qualche problema di salute? Bene. Allora noi non siamo ancora stati infettati da quel triste sostituto del pensiero, che va sotto il nome di razzismo. L. Ravera

La linea dell’arabesco

Quando Dio o chi per lui cucì le teste degli italiani, gli si deve essere aggrovigliato il filo. Complicato immaginare una legge più semplice di quella che persegue certi reati abietti contro le donne. Sembra fatta apposta per mettere tutti d’accordo, dal momento che neanche il maschilista più bitorzoluto avrebbe il coraggio di votare contro. La conversione del decreto entro sessanta giorni si presentava dunque come una passeggiata e tale sarebbe stata in qualunque parlamento che non annoverasse le nostre crape giulive. Cosa è successo, invece? Che i deputati dei vari gruppi hanno inzeppato il testo di emendamenti. Quattrocentoquattordici. Mancano tre settimane alla scadenza e poiché per pigiare quattrocentoquattordici volte tutti i pulsanti di Camera e Senato (perché poi c’è anche il Senato) bisognerebbe assoldare una tribù di millepiedi, esiste il rischio concreto che il decreto precipiti nel buco nero in cui da queste parti vengono sistematicamente tumulate le buone intenzioni. Vi starete chiedendo come un gruppo di adulti – si presume – normodotati possa complicare la cosa più semplice del mondo. Semplicissimo: basta sentirsi molto furbi. E approfittare di una legge circonfusa di santità per infilare tra le sue pieghe qualsiasi faccenda che altrimenti non si riuscirebbe a far passare. E così al decreto sulle donne sono spuntate le protesi: il codicillo sulle province, il comma sulla protezione civile, la parentesi sui vigili del fuoco. Aveva ragione Flaiano quando scriveva che in Italia la linea più breve fra due punti è l’arabesco. Il guaio è che nel frattempo i punti sono diventati quattrocentoquattordici. di Massimo Gramellini

Perché siamo disposti a credere a tutto

Molte cose colpiscono negli allarmi dei teorici delle cospirazioni che evocano ogni sorta di trama scellerata, dalle scie chimiche all’uso dell’epidemia A/H1N1 come arma biologica, intenzionalmente utilizzata per una drastica riduzione della popolazione mondiale. La prima, la più banale, è la stupefacente facilità con cui tante persone – in un’èra segnata dal progresso della tecnologia e della scienza- sono disposte a prendere per oro colato le più sgangherate teorie del complotto come quella di una congiura internazionale microchip nel corpo umano (divulgata in Italia dal M5S); o del «complotto lunare» secondo il quale i capi della Nasa falsificarono completamente l’atterraggio dell’uomo sulla Luna, in una cospirazione condotta, manco a dirlo, con la collaborazione del Governo degli Stati Uniti. Ma ad imporsi – oltre al numero e alla lunga durata di alcune strampalate teorie – è la disinvoltura con cui i loro seguaci ignorano le più schiaccianti «prove» scientifiche; e, in generale, il sospetto con cui guardano alla scienza e ai suoi metodi: quando si trovano di fronte a fatti inoppugnabili, che demoliscono le loro folli teorie, le assumono semplicemente come un’ulteriore prova dell’ingegno messo in campo per dimostrare il falso.

Coloro che ne scrivono, con sprezzo del pericolo, sono considerati una pedina delle forze oscure e potenti che ordiscono le loro trame. Come quelle, per fare un solo esempio, che, secondo un’ipotesi complottista, hanno fatto scoppiare la prima epidemia di Hiv/Aids nel 1981: il mortale virus sarebbe stato creato dalla Cia nei laboratori militari per spazzare via gli omosessuali e gli afroamericani. Le prove scientifiche sull’origine del virus non hanno scosso i seguaci, tra cui eminenti personaggi come il presidente sudafricano Thabo Mbeki e l’ecologista keniana Wangari Maathai, che approfittò dei riflettori internazionali per sostenere quella teoria, che fa a meno dei fatti: la comunità scientifica è quasi unanime nel ritenere che il virus è passato dalle scimmie all’uomo alcuni decenni prima della sua comparsa sulla scena. Nel clima di negazione e rifiuto della scienza, non manca, in alcuni casi, il ricorso a prove pseudoscientifiche come avviene per il presunto collegamento vaccini-autismo , che prende di mira l’avidità di Big Pharma.

Al di là dell’interesse – che riguarda l’ambito della psicologia – per questa particolare forma di pensiero irrazionale e per il legame tra pensiero cospirativo e visioni del mondo anti-scienza, alcune di queste teorie complottiste non sono purtroppo innocue. Talora provocano danni alla società: basterà ricordare quanti genitori, allarmati dalla teoria – pur ampiamente smentita e dimostrata priva di fondamento – che i vaccini potessero avere un ruolo nell’autismo, hanno privato i loro bambini di un prezioso scudo protettivo contro gravi malattie. Ma perché tante persone sono così pericolosamente inclini ad accettare le teorie della cospirazione? Forse – sostiene qualcuno – soddisfano alcuni requisiti fondamentali dell’uomo. Stando alla «gerarchia di bisogni» tracciata dallo psicologo Abraham Maslow, le ricche società occidentali hanno soddisfatto i bisogni più elementari (fame, sete, sonno, ecc.), cosa che ha fatto emergere i bisogni di ordine superiore, come quello della sicurezza (protezione, soppressione di ansie, preoccupazioni e paura. Quella dell’ignoto, per cominciare). Conoscere le «trame» e le congiure di oscuri e potenti personaggi darebbe l’illusione di riuscire a sconfiggerla.

Eugenia Tognotti