sempre loroIl presidente del Trentino, Fugatti, leghista, ieri si è presentato in conferenza stampa con un bell’orologio verde Padania – valori che il tempo non cambia – e ha spiegato che lui, i foresti, nei suoi ospedali non li cura. Cioè: se serve li cura, ma dopo aver curato “i suoi”. Ché quelli sono venuti a portargli le malattie e, insomma, un po’ si fottano. E, anzi, è meglio che facciano le valigie quanto prima. Piccolo memento: quando le piste della Lombardia erano chiuse per virus, il Trentino (e la Val d’Aosta) pensarono bene di monetizzare la contingenza, tenendo aperto. Ciò ha ovviamente favorito il contagio. Ora però, invece di autodenunciarsi, Fugatti la butta sulla pulizia etica, alla stregua di Arno Kompatscher, il suo omologo altoatesino, la zona del Paese in cui hanno depositato “Südtirol” come marchio commerciale in modo da bypassare il bilinguismo e vendersi all’Estero come provincia dell’Austria. Con grande successo. Prima. Quando il turismo valeva tutto. Ora no, ora calcinculo. Per coerenza, data la martellante pubblicità del sito visittrentino.it, suggerisco almeno di creare un nuovo dominio attualizzato: fuoridaico……..trentino.it.         L. Bottura

ancora lui – Siamo in emergenza e dunque è giusto e saggio dimenticare i politici quelli che minimizzavano l’allarme indossando un cervello di plastica come mascherina e quelli che ci avvertivano che di ben altro avremmo dovuto occuparci che del coronavirus, perché «ogni anno nel mondo circa mille persone vengono folgorate dai fulmini». Eppure — anche costringendoci a guardare avanti e a non curarci degli scivoloni di chi ha sempre la diagnosi in tasca: sbagliata, purtroppo — è impossibile ignorare il disarmante zigzagare di Matteo Salvini, perché nel lodevole sforzo di unità nazionale antivirus il leader della Lega ha avuto e avrà ancora una parte non piccola e dunque vorremmo tutti capire cosa ci aspetta. Esistono infatti due versioni del Salvini in modalità Covid19. C’è il Salvini incendiario e c’è il Salvini pompiere. C’è un Matteo che il 21 febbraio, al primo caso di Codogno, si aggrappa alla maniglia dell’allarme gridando nel megafono di Facebook: «Chiudere! Blindare! Proteggere! Controllare! Bloccare!», e avverte che l’Italia deve isolarsi immediatamente: «Sigilliamo i nostri confini! E tutta l’Italia deve diventare zona rossa». Una ricetta discutibile, forse, ma chiara. Almeno fino alla sera del 27 febbraio, quando entra in scena il secondo Matteo. Che dopo aver fatto un giro nel centro di Milano dice l’esatto opposto. Macché chiudere, macché sigillare, macché zona rossa: «Riaprire! Riaprire tutto quello che si può riaprire. Riaprire per rilanciare fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, bar, ristoranti, centri commerciali». Nuovo ordine, ripetuto il giorno dopo: «Aprire, aprire, aprire! Si torni a produrre, a comprare, si torni al sorriso». Dal «chiudete tutto!» al «riaprite tutto!». Il disinvolto passaggio è stato così stupefacente che il blogger Federico Mello ne ha tratto su Twitter uno spassosissimo video, diventato subito virale. Ma nel frattempo Salvini ha cambiato di nuovo idea. Chi l’ha detto che bisogna riaprire tutto? «Tutta Italia zona rossa» avverte martedì 3 marzo, quando i contagiati sono già più di duemila. Il pompiere esce di scena, torna in campo l’incendiario. E chiede tre cose: «Chiarezza, chiarezza, chiarezza». Giusto. Aprire o chiudere? Serve una chiusura aperta. Anzi, un’apertura chiusa. Chiudere aprendo e riaprire chiudendo. Subito. Chiaro, no? (di Sebastiano Messina)

abbiamo letto da Luca Bottura – I supermercati del Nord presi d’assalto come dopo l’esplosione di una bomba atomica, l’isola campana che intona #primagliischitani e caccia i lombardo-veneti, Marine Le Pen che vuol costruire muri per tenere fuori dalla Francia i Salvinì, le scuole e i musei chiusi come in un qualunque programma della Lega, indurrebbero a più di un motteggio sul celebre virus, se solo fosse chiaro cosa ci aspetta a breve e soprattutto se il sottoscritto ne capisse qualcosa in più di una mazzafionda. Non avendo competenza alcuna, lascio ovviamente che si esprimano le figure più autorevoli del web, da Francesco Facchinetti a Paola Ferrari, passando per Rita Dalla Chiesa e Littorio Feltri. Mi limito a sottolineare la messe di post, spesso vergati da convinti novax, contro i poteri forti che avrebbero fatto impennare il prezzo dei disinfettanti. Se ne conoscete qualcuno, dite loro che l’amuchina a 80 euro è purtroppo il portato del modello economico che si è affermato nel Secolo Breve: quello capitalistico. E che se non l’hanno capito, sarà meglio che si facciano subito un tampone: potrebbero essere portatori sani di social-ismo.

sardine e squali – «In Italia le Sardine sono più degli squali e sono destinate a vincere». È l’auspicio di Soros, il magnate che è inviso ai suprematisti bianchi e ai sovranisti: se non nelle urne avvenga nel paese. Prima o poi, ma meglio prima.

cosa non si fa – Subito dopo essersi mandato a processo da solo per il caso Gregoretti, il “caporale” ha chiesto via social al popolo leghista di digiunare per protestare. E intanto si è fatto fotografare tra una pancetta e un prosciutto, e l’altro ieri si era fatto riprendere con una pizza, e con un formaggio ipercalorico, e aveva pubblicato un semifreddo al mascarpone. Insomma, l’hashtag #DigiunoperSalvini è un ossimoro. Ma è lui stesso una contraddizione unica, ampiamente votata. (da R)

Cose di panciaAbbandonata (?) la nutella a causa delle nocciole turche (quanto l’ignoranza si fa padrona!), non più papeete (non è stagione) né mojito, ma aziende emiliane ad annusare il parmigiano (proprio il naso contro una forma, da esperto!) e a tagliare salumi profumati, tutti si aspettano la sua vittoria. Che potrebbe essere: la pancia prevale se non sempre, troppo spesso.

La tv tamarra di santa Barbara è Il popolo più tipico, certo non l’unico, di Mediaset, battezzato dal marketing come Anziani da osteria, Insoddisfatte, Pie Donne, specie se dimoranti nelle aree interne e più tradizionaliste del Paese ( S. Balassone ). Stanno dividendosi tra leghisti e fratelli della Romana, attingendo ogni sera a trasmissioni canalizzate al consenso. e poi dicono che non siamo caduti in basso!

ius culturae –  La grancassa xenofoba dell’ultradestra ha prodotto danni percettivi incalcolabili. È passata l’idea del «Paese invaso»: gli italiani credono che la quota di stranieri sia pari al 30% della popolazione (è solo il 7%), e che il 47% sia clandestino (non supera il 10%, con dentro quelli creati dalle leggi Salvini sulla sicurezza), che 1 carcerato su 2 sia straniero (il rapporto reale è 1 a 3). Nonostante la “cura al veleno” con cui il capo leghista con soci li ha sottoposti,gli italiani – 7 su 10  – su dieci sono favorevoli a una legge sul riconoscimento della cittadinanza a tutti i figli di genitori stranieri nati qui. Giallorossi, perché non subito?

chi è? – A comiziare tra i coatti romani e gli emarginati, spara violenze che il suo corpo minuto pare non sopportare, robe amazzoniche e militari in bocca. Per questo piace così tanto ed è “la più amata dagli italiani”? Perché sembra togliere ferocia alla gagliofferia, con sua cantilena da suburra, il ritmo ondulato della lingua dell’ozio romano che dubita di quel che dice mentre lo dice. «Chiudiamo i porti», «spariamo sulle navi», «costruiamo i muri» e intanto «ce famo du spaghi a Garbatella che è er quartiere mio». Noi  elettori ci facciamo rappresentare da persone così: possibile che non ci siano persone migliori? (riel. su F. Merlo)  

#primailtortellino, o #prima gli italiani? Passaggio epocale: la Lega ha contestato il vescovo di Bologna: danno pollo invece di maiale per inchinarsi all’Islam. Nuovi vecchi cattolici di nessuna cultura? Subito dopo aver difeso il sacro tortello la candidata a governare l’Emilia Romagna, Borgonzoni – leghista già sottosegretario della cultura – ha dovuto elencare, su Radio1 i confini della Regione che vorrebbe governare. E ha inserito il Trentino-Alto Adige. Zero in geografia, ma non solo.

La prima cosa bella di mercoledì 25 settembre 2019 è la fine della democrazia. Calma. Può essere un fenomeno naturale e può esserci vita oltre le urne come le usiamo ora. (Gabriele Romagnoli dixit, e chi non gli darebbe ragione?)

Parlamento o Urlamento? – Bisogna dire la verità: non c’è stata quella violenza da angiporto, con scene da parlamento libico o balcanico, che tante volte abbiamo visto, anche nella storia recente. Solo rumore e strepito dove i più sguaiati erano quelli di Fratelli d’Italia che oggi però non sono stati maneschi, e dunque sono stati migliori della loro storia e della loro antropologia.

Niente Twitter, né Facebook, né Instagram. Luciana Lamorgese è la nuova ministra dell’Interno del governo Conte bis, e non è su alcun social network. Una novità rispetto all’era Salvini, caratterizzata dalla sua forte attività sulla rete. La particolarità non è sfuggita ai tanti utenti del web che hanno sottolineato con ironia il passaggio di testimone al Viminale: come faremo adesso a sapere che cosa mangiare e chi insultare?

pieni poteri “La storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di far inebriare, di perdere il senso di servizio e di far invece acquisire il senso del dominio “. Meglio di così non poteva dirlo, nell’ottobre scorso il Capo dello Stato a un gruppo di liceali. Ma un certo politico già rotolava verso spiagge che l’hanno inghiottito. Ma l’hanno inghiottito? Ai posteri elettori l’ardua sentenza.

ADDIO         

 

Il ridottissimo vocabolario del nostro discorso pubblico – vergogna, animali, bestie, zecche, tiro dritto, non mollo – non ha soltanto incoraggiato tutti alla costante aggressione verbale: è il vocabolario che rende perfettamente comprensibile il nulla di cui ci parlano gli attuali leader. E noi a subire. Fino a quando?

In Russia venti milioni di poveri sono il risultato dell’incuria politica del nuovo Zar Vladimir Putin. Nell’America di Trump gli americani muoiono per mancanza di insulina, perché i malati con tabelle fai-da-te se la riducono non potendola più pagare così cara. E queste sono le politiche trumpiane e putiniane che piacciono ai nostri attuali governanti? Avanti così, o popolo.

Accerchiato: non più felpe poliziesche (qualcuno aveva notato che quelle della Guardia di Finanza non se le era mai messe) ma accuse di rubli. E’ il caso di suggerirgli che la pianti con le furbizie e prenda monito da Mafalda?

Il giorno dopo –  Era uno slogan degli anni cinquanta del secolo scorso. Ora l’antico slogan è stato riciclato dalla destra clericale filosalviniana  così: “Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, la Cei no”. Con evidente successo. Purtroppo per il cattolicesimo italiano.

A una bambina della terza elementare non viene data la pizza come a tutti gli altri ma solo una scatoletta di tonno e cracker. Si mette a piangere: per la pizza o per l’umiliazione? Tutti a dire la loro. Il ministro dell’Interno mai a corto di parole su tutto, preferisce il silenzio: d’altra parte – lo si capisca – è una bambina marocchina.

Buone notizie – Al ministro dell’Interno che ha usato più volte la sua consueta espressione: dovrebbero marcire in galera, ha risposto un magistrato: “Non sono parole che mi appartengono. Anche noi adulti, dobbiamo studiare di più”. E qualcosa deve aver studiato se l’altro giorno ha promesso che non userà più quel marcire. Studiare ancora di più, comunque. 

Non sappia la sinistra … così, uno pseudocattolico del convegno sulla famiglia che si terrà a Verona. Per ora da sottolineare l’uso del Vangelo per giustificare la propria azione politica come una costante nella Lega di Salvini che più volte, non a caso, cita san Giovanni Paolo II in contrapposizione al pontificato in corso, per giustificare le proprie prese di posizione (porti chiusi!). Sono uscite che infastidiscono i cristiani, o almeno quelli che si sforzano di esserlo.

IL GESTO delle manette rivolto ad avversari politici (lo ha fatto il senatore dei cinquestelle Giarrusso) rivela uno stile umano infimo. Ma politicamente, se possibile, è ancora più ripugnante. Si colloca al livello zero della cultura democratica, per la quale la galera non è contemplata tra le soluzioni di un contraddittorio politico: al contrario è nata, la democrazia, per una gestione dei conflitti non cruenta. (L’amaca). Che ne è di questi rappresentanti del popolo, che liberano i complici dalla giustizia nel processo, e poi augurano la galera senza processo agli avversari?

UN GIORNALISTA dev’essere al di sopra e fuori dai fatti: dev’esserne soltanto testimone e mai protagonista. E deve mettere al centro la notizia, rispettando il pluralismo, la correttezza e il dialogo. Visto quel che succede soprattutto da circa tre anni (quotidiani sfrontatamente schierati con le parti al governo, e ossessivamente persecutori di avversari), sarebbe bene ricordassero che i giudici non stanno chiedendo al Parlamento di assolvere o condannare il ministro tuttofare dell’Interno, quanto piuttosto il permesso di giudicarlo: sequestratore o benemerito difensore dei confini patrii? Sapranno informare, e non cattivamente formare?

CATTURARLO era il mio lavoro e l’ho fatto, ma non brinderò mai alla tristezza altrui“. Così la dottoressa Cristina Villa – la poliziotta che ha fatto arrestare Cesare Battisti. Uno Stato che si manifesta con la divisa e le parole della dottoressa Villa è uno Stato che rassicura. Perché sa fare il proprio mestiere; e poiché lo sa fare, regola le proprie azioni e le proprie urgenze in funzione delle indagini in corso e non in funzione dei tigì di prima serata. Uno Stato che parla con la voce di Salvini e Bonafede invece non rassicura affatto, e anzi ci fa sentire meno protetti e meno garantiti. (M. S.)

CHI GLIELO DICE a Salvini che i Valdesi – a cui ha infilato i 12 sbarcati ultimi “senza oneri per lo stato” – non hanno pratiche da rosario, quello da lui sventolato? E che i pretoni e i vescovoni prendono sì il sussidio statale per migliaia di migranti – che altrimenti lo stato te lo vedi!, ma ne spendono di più per dare dignità ai loro ospiti? E per mantenerli comunque oggi che lo stato salviniano ha deciso di dimezzare il proprio quorum di partecipazione?

PARLAMENTO – “Le disuguaglianze oggi prendono le forme dell’esclusione e, avanti di questo passo, si è ad un velo di distanza dalla crisi della democrazia”. Come sta avvenendo in questi giorni là dove si dovrebbe vedere il Paese che siamo. 

SI CAMBIA – È di qualche giorno fa: smentendo almeno un decennio di cannoneggiamenti dei suoi compagni di merenda contro la necessità di aerei dalla tecnologia avanzata, seppur militare – Tofalo,  giovane sottosegretario in forza grillina ha detto “Spesso bisogna realmente conoscere e valutare le informazioni”. È quello che significa governare un Paese. È bello che qualcuno ci stia arrivando.