Giorni natalizi

lunedì 24 dicembre ore 10-12 e 15-18, confessioni personali_ ore 21, 30 celebrazione della notte_

martedì 25 e mercoledì 26  ore 10,30 Eucarestia

26th April 2019

Benvenuti …

… nel sito dell’antico Priorato cluniacense di s. Egidio in Fontanella, ora Cappella vescovile. La comunità cattolica che vive nella terra bergamasca, insieme al suo Vescovo Francesco, vi saluta con semplicità e cordialità. Sono passati più di novecento anni da quando Alberto da Prezzate fondò la chiesa di S. Egidio e il monastero benedettino adiacente. Le generazioni si sono susseguite nello scorrere dei secoli, come le stagioni, come gli eventi della piccola e grande storia degli uomini. Eppure mai han cessato di risuonare nella quiete del chiostro e all’ombra delle possenti mura di questa chiesa i passi dei viandanti. Qui sono passati uomini, con il loro carico di gioie e dolori, per rivolgere una preghiera, chiedere un aiuto, ascoltare la Parola, respirare la presenza dell’Assoluto. Nel cuore della collina, tra pietre sacre e preziosi silenzi cari al santo papa Giovanni e al poeta padre Davide Turoldo, qui sarete i benvenuti, qui dove tutto parla del Dio Trinitario Padre, Figlio e Spirito Santo, e del Crocifisso Risorto, che accoglie i passi di tutti e ciascuno. Qui, ci si fa tua compagnia, fraternamente, in questo angolo di storia che percorriamo insieme. Questa è la casa del Signore, questa è casa tua: grazie per essere qui tra noi e buon viaggio!                        il Rettore

Pasqua

di Mario Luzi

Dal sepolcro la vita è deflagrata.
La morte ha perduto il duro agone.
Comincia un’era nuova: l’uomo riconciliato nella nuova
alleanza sancita dal tuo sangue
ha dinanzi a sé la via.
Difficile tenersi in quel cammino.
La porta del tuo regno è stretta.
Ora sì, o Redentore, che abbiamo bisogno del tuo aiuto,
ora sì che invochiamo il tuo soccorso,
tu, guida e presidio, non ce lo negare.
L’offesa del mondo è stata immane.
Infinitamente più grande è stato il tuo amore.
Noi con amore ti chiediamo amore.
Amen

di David Maria Turoldo

No, credere a Pasqua non e’
giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera
è al Venerdì Santo
quando Tu non c’eri
lassù.
Quando non una eco
risponde
al suo grido
e a stento il Nulla
dà forma
alla Tua assenza.

di Bertolt Brecht

Oggi, domenica di Pasqua, presto
Un’improvvisa tempesta di neve
si e’ abbattuta sull’isola.
Tra i cespugli verdeggianti c’era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi ad un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
puo’ cancellare
il continente, quest’isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso. In silenzio
abbiamo messo un sacco
sopra all’albero tremante di freddo.

lunedì  dell’Angelo: Eucarestia ore 10,30

25 aprile: rogazioni di san Marco, celebrazione ore 10,30

 

   E’ Risorto!

I segni della Pasqua del Signore li possono vedere anche coloro che non credono: ma i segni della nostra Pasqua dove sono?
Perché essi appaiano e ognuno li veda, è necessario che i cristiani «compiano» in se stessi ciò che manca alla passione di Cristo.
Noi cristiani abbiamo fretta di vedere i segni della Pasqua del Signore, e quasi gli muoviamo rimprovero di ogni indugio, che fa parte del mistero della Redenzione. I non-cristiani hanno fretta di vedere i segni della nostra Pasqua, che aiutano a capire i segni della Pasqua del Signore.
Un sepolcro imbiancato, che di fuori appare lucente, ma dentro è pieno di marciume, non è un sepolcro glorioso.
Chi mette insieme pesanti fardelli per caricarli sulle spalle degli altri, senza smuoverli nemmeno con un dito, è fuori della Pasqua.
Chi fa le sue opere per richiamare l’attenzione della gente, invitando stampa e televisione, non vede la Pasqua.
Chi chiude il Regno dei Cieli in faccia agli uomini per mancanza di misericordia, non sente la Pasqua.
Chi paga le piccole decime e trascura la giustizia, la misericordia e la fedeltà, rinnega la Pasqua.
Chi lava il piatto dall’esterno, mentre dentro è pieno di rapina e d’intemperanza, non fa posto alla Pasqua.
Oggi è Pasqua, anche se noi non siamo anime pasquali: il sepolcro si spalanca ugualmente, e l’alleluia della vita esulta perfino nell’aria e nei campi; ma chi sulle strade dell’uomo, questa mattina, sa camminargli accanto e, lungo il cammino, risollevargli il cuore?
Una cristianità che s’incanta dietro memorie e che ripete, senza spasimo, gesti e parole divine, e a cui l’alleluia è soltanto un rito e non ha trasfigurante irradiazione della fede e della gioia nella vita che vince il male e la morte dell’uomo, come può comunicare i segni della Pasqua? (Primo Mazzolari)

Diario

 :::: per l’ospitalità a sant’Egidio in Fontanella: animatori di gruppi parrocchiali, giovanili e adulti, possono trovare qui un luogo di silenzio operativo; perciò si privilegia la loro presenza rispetto a quella di bambini o ragazzi, anche perché i ridotti spazi della Rettoria non si confanno alle esigenze di moto dei più piccoli ::::  ::: per contatti vedi sotto nel riquadro “informazioni” :::: 

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Segnalazioni / Corrispondenze

Strage in Sri Lanka: la guerra Santa che non vogliamo vedere?

I terroristi che hanno colpito con le bombe uccidendo 290 persone (almeno) e ferendone altre 500 hanno scelto proprio la Messa della Pasqua per il loro attentato. Le cerimonia più sacra, nel “giorno” per eccellenza di ogni cristiano del mondo. Hanno colpito quando le chiese erano stracolme, hanno colpito mentre si celebrava la resurrezione di Cristo. Tutto questo non è un caso. Avessero messo le stesse bombe in uno stadio o in una stazione ferroviaria all’ora di punta, o nel bel mezzo di una festa avrebbero fatto forse ancora più morti. Ma non era quello il loro obiettivo. Nel giorno in cui ancora questi terroristi restano senza una matrice, le bombe senza una rivendicazione, l’unica cosa sicura è che hanno voluto colpire ed uccidere dei Cristiani in nome di una “Guerra Santa” che oramai va avanti da decenni, in diverse parti del mondo, ma di cui nessuno parla. E chissà poi perché. Certo, la lontananza di questi episodi non ci porta ad un coinvolgimento totale ma questo non deve distogliere la realtà. I cristiani vengono uccisi in Africa, Asia ogni giorno. Ma facciamo finta di non vedere.

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Via Crucis dell'oggi

Protestantesimo

Laudato sì

daQui

vigilia – È bastato un testo di Benedetto, già papa, per rinfocolare in una parte del popolo cattolico le divergenze sotterranee tra l’uomo Ratzinger e l’uomo Bergoglio: divergenze che datano dalle gloriose dimissioni di quel papa tedesco.

 Come se la Chiesa fosse un campo calcistico, dove due squadre si affrontano non tanto per vincere, ma per umiliare l’altro. Per grazia di Dio, nella Chiesa è come nel calcio: non tutti vivono della acrimonia più o meno banditesca dei tifosi. Non tutti si schierano sulle qualità diverse che pure fanno dell’umanità dei due – e quindi del pensiero, e quindi della sensibilità, se non dell cultura dentro cui si sono “fatti” – una ricchezza  per questi anni per altro un poco foschi. Foschi anche per l’argomento che ha fatto venire a galla i due opposti estremismi: dopo una convocazione di tutti i capi-vescovi del mondo sul come affrontare il tema della pedofilia, questo testo di Benedetto: che facendo risalire l’obbrobrio agli anni sessanta, sembra dare la colpa del fenomeno al movimento del ‘68.  Che quell’anno – quell’epoca – sia stato un momento in cui il mondo ha particolarmente dimenticato Dio, sì, ma lo si può discutere; che “la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento” è condivisibile con alcuni segni di interpunzione; e che “i criteri validi sino a quel momento in tema di sessualità siano venuti meno completamente” lo si può dire, purché si accetti che ciò che emerge è ciò che già c’è: latente, fino a quel momento, mal ruminato, ma c’è. Il Dio dimenticato viene da lontano: da un mondo che lo cerca solo quando si trova male, e da una predicazione cattolica che non sa guardare al cambiamento. Papa Giovanni ci aveva avvisato, seppure con un bel po’ di ottimismo – e si era negli anni sessanta: guardate i segni dei tempi. Illusi che quella primavera della Chiesa nel Concilio fruttasse in una estate rigogliosa; ma pare 

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Informazioni

La chiesa abbaziale
è aperta dalle 8 del mattino fino al calar del sole.

La Domenica, e nelle feste del Signore e dei Santi, l’Eucarestia si celebra in Abbazia alle ore 10,30.

Per richieste personali al Rettore:
e-mail:
attobianchi@gmail.com
telefono: 035.4362202 (preferibilmente il mattino dalle 7,30 alle 8,30).

Per uso degli spazi della Rettoria:
telefonare o mandare sms al 339.3765458 o inviare mail:
giudittaperico@alice.it

Apertura: tutto l’anno.
Attività: Esercizi Spirituali, Ritiri, Giornate di Spiritualità, Convegni. Ci si può far guidare o da propri referenti o dal rettore dell’Abbazia.Tipologia ospiti: sacerdoti, diaconi, religiose/i, giovani e adulti laici.

Ricettività: 20 posti letto disposti in: 1 camera singola, 1 camera a 5 posti letto singoli, 1 camera a 7 posti letto a castello. Una camera è dotata di servizio privato, le restanti camere sono dotate di servizi in comune.

Servizi: ogni giorno, possibilità di celebrazioni per gruppi.

Casa non attrezzata per accoglienza disabili.

Per disposizione vescovile in questa chiesa ordinariamente non si celebrano sacramenti di battesimo e matrimonio, se non per le persone residenti nella parrocchia_

COME RAGGIUNGERCI:
• auto e bus privati trovano parcheggi su via Fontanella alta e/o via Reg. Teoperga
• treno (la stazione più vicina, Terno, dista 4 Km)
• bus pubblici (la fermata si trova a 2 km)

PER DONAZIONI:
Rettoria s. Egidio
Cassa rurale BCC di Treviglio – fil. Sotto il Monte Giov XXIII
IT34 O 08899 61440 00000 0370654


Il Vangelo secondo Santa Marta

78. Qual è un profeta? Un vero profeta è quello che è capace di piangere per il suo popolo e anche di dire le cose forti quando deve dirle. Non è tiepido, sempre è così: diretto. Ma il vero profeta non è un ‘profeta di sventure’. Il vero profeta è un profeta di speranza: aprire porte, risanare le radici. La Chiesa ha bisogno dei profeti: ha bisogno che tutti noi siamo dei profeti.

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Contrappunti

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