4th June 2020

Benvenuti …

… nel sito dell’antico Priorato cluniacense di s. Egidio in Fontanella, ora Cappella vescovile. La comunità cattolica che vive nella terra bergamasca, insieme al suo Vescovo Francesco, vi saluta con semplicità e cordialità. Sono passati più di novecento anni da quando Alberto da Prezzate fondò la chiesa di S. Egidio e il monastero benedettino adiacente. Le generazioni si sono susseguite nello scorrere dei secoli, come le stagioni, come gli eventi della piccola e grande storia degli uomini. Eppure mai han cessato di risuonare nella quiete del chiostro e all’ombra delle possenti mura di questa chiesa i passi dei viandanti. Qui sono passati uomini, con il loro carico di gioie e dolori, per rivolgere una preghiera, chiedere un aiuto, ascoltare la Parola, respirare la presenza dell’Assoluto. Nel cuore della collina, tra pietre sacre e preziosi silenzi cari al santo papa Giovanni e al poeta padre Davide Turoldo, qui sarete i benvenuti, qui dove tutto parla del Dio Trinitario Padre, Figlio e Spirito Santo, e del Crocifisso Risorto, che accoglie i passi di tutti e ciascuno. Qui, ci si fa tua compagnia, fraternamente, in questo angolo di storia che percorriamo insieme. Questa è la casa del Signore, questa è casa tua: grazie per essere qui tra noi e buon viaggio!                        il Rettore

 

l’Angolo

Incomprensibile

Tu non mi puoi capire?
Pieni di calma melanconia
i due occhi interrogano,
cercano il significato:
come la luna con volto umile
e fisso sta a guardare il cielo.
Io non nascondo nulla:
quello che ho è tutto
davanti ai tuoi occhi,
cuore aperto, accogliente.
Ho donato tutto
per dare un’idea di me.
Non mi puoi capire?
[…]
Che voglio farti comprendere?
Nel profondo del cuore non so che cosa palpita
nel canto tacito del giorno e della notte:
tutto il cielo è pervaso
di immobilità e di silenzio,
come la voce della notte.
Se questo fosse solo godimento,
soltanto un sorriso
venuto dalle labbra,
risveglierebbe la felicità:
in un momento comprenderesti
le notizie del cuore,
senza bisogno di parole.

Tagore

  

Diario

13^ Lettera dal Coronavirus, che sembra allentare la sua presa, mentre invano il presidente Mattarella invoca che le sofferenze provocate dalla malattia non siano brandite gli uni contro gli altri. Sull’avverbio invano, che data dai dieci comandamenti, si possono leggere storie infinite. Invano Cassandra (sì, mi ripeto, ma questi sono tempi cui la storia, seppure mitologica, dovrebbe essere maestra!); ma invano voci di filosofi, di ecologisti, di persone religiose: l’invano di papi ad avvertire dei disastri di nazionalismi che portano alle guerre. A proposito: prima linea, trincea, potenza di fuoco, eroi, nemico invisibile. Si è usato un linguaggio di guerra per questa pandemia. Molti morti, certo, ma non come i milioni delle due guerre mondiali. E soprattutto nessuna miseria a connotare i giorni (si è mangiato troppo). Ho già scritto delle bucce di patate che sfrontati tedeschi buttavano (buttavano, e per terra) ai prigionieri del nazismo, per poi impedire che le si potesse raccogliere  sguinzagliando  la ferocia di cani: un divertissement (in tedesco si dice Unterhaltung, mi pare, ma se sbaglio correggetemi).  È stato un ritornello del mio papà ritornato dopo due anni da quei campi di lavoro obbligatorio, per chi non ha voluto scegliere Salò. E per stare tra nazismo e eliminazione, l’uso, nelle cronache di quei giorni, di quell’angosciante “avviati ai forni crematori” nella cronaca dei camion che attraversavano una città sgomenta! Invano? Speriamo di no, anche se le lotte dei nostri politici senza vergogna sembrano andare verso il “di prima”, peggiorandolo. E attizzando sempre più vasti rancori: contro medici, contro autorità, contro tutti meno che verso se stessi, senza l’unica domanda utile: e io? mi sono rintanato dentro il lauto stipendio che comunque mi è arrivato sempre, per il voto di un popolo che forse (forse?) è da perdonare perché non sa? Francesco papa ha ammonito (invano?): agli  accaniti dalla lingua lunga e con orecchie sorde conviene non rispondere. E dunque arrabbiarsi per quelli che imperversano dai talk show? Non vale la pena: sono inconvertibili, nella accanita vendita di se stessi, e a mare il bene comune. Ma ricordare anche che quell’espressione il papa la diceva per i suoi, di Chiesa. Come se ne esce da questi penosi oggi è un tema che tocca i vescovi, quelli più pensosi, quelli che hanno capito che il loro potere non sta nelle mitrie: la stessa prassi pastorale di prima o una riforma vera? lo stesso inseguimento di strutture da creare o relazioni evangeliche da reinventare? Non so se c’entra: ma l’idea del direttore degli Uffizi di Firenze sul restituire i dipinti dei musei statali alle chiese per le quali sono stati realizzati, mi intriga molto; anche perché in contemporanea la vista di un documentario su un museo di non ricordo più quale valle, che conteneva decine di crocifissi del quattro cinquecento – sai quei bellissimi a braccia spalancate, e dal volto trasparente sensi di divinità dolente – mi ha fatto pensare: perché lì? perché non in certe chiese dal tratto moderno che sarebbero nobilitate al meglio dalla loro presenza? Forse c’entra: ci richiama agli inizi, pur senza eccedere in fondamentalismi. Rimette al centro il che cosa dell’appartenenza a Cristo: che è l’appartenenza all’uomo,  alla sua storia. Al suo limite, che quei crocifissi richiamano con forza. E pure le suntuose Madonne alla Raffaello, per la bellezza primigenia a cui siamo chiamati nella resurrezione del suo Figlio ci starebbero benissimo nelle chiese. Vi immaginate per i credenti una pandemia senza “la luce in fondo al tunnel” che non fosse la Resurrezione?  Capireste la rabbia di tanti che rivendicano giustizia per i loro morti. Ma contro chi, se non contro la legge mortale che ci attanaglia fin dalla nascita? Frustrazioni, bigottismi, incomprensioni: una miscela che non possiamo permetterci. E dunque l’invano da qualsiasi parte provenga, deve essere bandito. Pena la disillusione su quel tutto andrà bene che ci siamo augurati dal profondo delle ansie che premevano. E dunque: se rinunciassimo tutti a qualcosa a sostegno di altri? a qualche guadagno in meno? a qualche furbizia di troppo? E se ci buttassimo decisi sul valorizzare finalmente l’intelligenza perché sappia gestire al vero l’obbedienza? a Dio e all’uomo?  2 giugno 2020

12^ lettera del diario del tempo della pestilenza, mentre, in epoca di librerie chiuse, ripesco e rileggo (ora è Gogol) dalla collana avuta in dono ai tempi della predicazione ai giovani preti. Caro monsignor Gorini: non volendo soldi per le prestazioni, mi forniva di tutti i classici pubblicati da Fabbri  editori, “visto che a te piace la letteratura”. Reincontrato a Santa Lucia, durante la sua età di pensionamento, l’ho visto invecchiare a poco a poco, non sempre al meglio, sempre tuttavia fedele alla corona del rosario, che si fosse in auto a fargli da autista, o per le vie del quartiere. Lui che si sentì rimproverare da uno dei preti novelli, alla fine di una giornata di ritiro, perché avesse chiamato me considerato “ribelle” nel presbiterio diocesano;  non disse così – lui rispose con un sorriso – ma avrebbe potuto dire così: non incolpare lo specchio della tua faccia deforme. Che è quello che molti dovrebbero sentirsi dire, in questi giorni che costruiscono ancor più odio di quel che si sperava finalmente rientrasse. E invece: dal deputato bergamasco, che portava porci sul terreno destinato alla costruzione di una moschea, all’odio social continuato della crociata leghista anti-Islam –

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Corrispondenze/Segnalazioni

Si merita una copertina il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “oltre a rendere l’Italia un po’ più europea, ha evitato al nostro Paese alcune pericolose sbandate”. Con la persuasione o con il richiamo, esercitato in frangenti difficili, riesce a tener insieme italiani votati alla dispersione e alla sfiducia. Oltre che essere un argine a populismi che ci avrebbero immesso – in circostanze diverse dal tempo di covid attuale, ma non meno difficili – in alcune turbolenze generate da egoismi di forze politiche. Oltre che uno stimolo a credere in possibilità nuove, purché finalmente uniti dal bene comune. Avercene!

ΨΨΨΨΨΨ

imbavagliati prima di noi, 
e ce ne saranno anche dopo di noi_
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Via Crucis dell'oggi

Protestantesimo

Laudato sì

daQui

caro Enzo, non ti ricorderai di me, con tutti quelli con cui ti sei incontrato nel tuo magnifico mestiere di evangelizzatore. E non ricordi certamente una mia piccola osservazione, in privato, che tu hai smosso con insofferenza, in uno dei tuoi passaggi a Santa Lucia (Mi è successo altre volte, e con altri,  di essere un rompi-cabasisi, per dirla come quel mio amico siciliano: non lo faccio perché ne godo, ma perché lo sento come bene, magari sbagliando, perché no?). Ma fammi dire: quel che succede lì a Bose sta intristendo molti, e sta facendo festeggiare alcuni avvoltoi. E’ mai possibile che non si potesse trovare nel silenzio monastico una soluzione, che è poi, nel caso, l’insediarsi nell’umiltà? Far scomodare Francesco, quanto lacera la tua fedeltà più vera, e tanto lodevolmente espressa, al suo servizio autenticamente evangelico? (pensa che io mi aspettavo, e nel riconoscimento della tua opera, che ti facesse cardinale, avverando un ritorno ai cardinali-diaconi). Leggo il tuo comunicato: già il fatto che con te siano invitati una sorella (già responsabile del settore femminile) e due frati a questo distacco, dice qualcosa, non ti pare? Sai, i cerchi magici… Ed è il qualcosa che dovrebbe darti risposta: sei intelligente a misura spirituale per capire che qualcosa non deve aver funzionato. Dalle tue dimissioni in poi. Immagino la difficoltà di staccarti da un ruolo elogiabile – il fondatore – per metterti nell’obbedienza al nuovo priore. È difficile. Lo è stato per Benedetto, e forse tu hai usato le stesse espressioni nel lasciare l’incarico: “tra di voi c’è anche il futuro Papa al quale oggi prometto la mia incondizionata riverenza e obbedienza”. Certo, ancora una volta tra il dire e l’agire, scorre il fiume dei nostri sentimenti. Sai, è lo stesso dei parroci che lasciano l‘incarico, e continuano a vivere nella stessa parrocchia. Non tutti, ma alcuni si risentono per un suono delle campane diverso, per delle candele che scompaiono, per chiamate pastorali che sembrano mettere in discussione quanto lavorato da loro. Non è così, ma sentono così. Eppure te lo sarai detto, oltre che dirlo ai tuoi lettori, che “lasciare la presa è un’arte non facile”. Ti dilunghi nel capitolo sesto del volume Sulla vecchiaia. Dieci paginette per raccomandare di lasciare ad altri di subentrare “per portare avanti ciò che per noi umani resta sempre incompiuto”. Certo, senti l’esigenza che ci siano cuori pronti ad ascoltare: forse è questo che hai sofferto in questi due anni? Non    …….    28 maggio 2020

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Informazioni

 

La chiesa abbaziale
è aperta dalle 8 del mattino fino al calar del sole.

La Domenica, e nelle feste del Signore e dei Santi, l’Eucarestia si celebra in Abbazia alle ore 10,30.

Per richieste personali al Rettore:
e-mail:
attobianchi@gmail.com
telefono: 035.4362202 (preferibilmente il mattino dalle 7,30 alle 8,30).

Per uso degli spazi della Rettoria:
telefonare o mandare sms al 339.3765458 o inviare mail:
giudittaperico@alice.it

Apertura: tutto l’anno.
Attività: Esercizi Spirituali, Ritiri, Giornate di Spiritualità, Convegni. Ci si può far guidare o da propri referenti o dal rettore dell’Abbazia.Tipologia ospiti: sacerdoti, diaconi, religiose/i, giovani e adulti laici.

Ricettività: 20 posti letto disposti in: 1 camera singola, 1 camera a 5 posti letto singoli, 1 camera a 7 posti letto a castello. Una camera è dotata di servizio privato, le restanti camere sono dotate di servizi in comune.

Servizi: ogni giorno, possibilità di celebrazioni per gruppi.

Casa non attrezzata per accoglienza disabili.

Per disposizione vescovile in questa chiesa ordinariamente non si celebrano sacramenti di battesimo e matrimonio, se non per le persone residenti nella parrocchia_

COME RAGGIUNGERCI:
• auto e bus privati trovano parcheggi su via Fontanella alta e/o via Reg. Teoperga
• treno (la stazione più vicina, Terno, dista 4 Km)
• bus pubblici (la fermata si trova a 2 km)

PER DONAZIONI:
Rettoria s. Egidio
Cassa rurale BCC di Treviglio – fil. Sotto il Monte Giov XXIII
IT34 O 08899 61440 00000 0370654


Il Vangelo secondo Santa Marta

100. La rigidità non è di uno spirito buono, perché mette in questione la gratuità della Redenzione, la gratuità della Risurrezione di Cristo: E durante la storia della Chiesa, questo si è ripetuto. E anche nei nostri tempi abbiamo visto alcune organizzazioni apostoliche che sembravano proprio bene organizzate, che lavoravano bene … ma tutti rigidi, tutti uguali uno all’altro. Dov’è rigidità non c’è lo Spirito di Dio, perché lo Spirito di Dio è libertà. La morte e la Risurrezione di Cristo è gratuita. Non si paga, non si compra: è un dono.

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Contrappunti

Chi usa la Bibbia per il proprio potere mondano davanti alla tragedia la rende vanità». È una sentenza senza appello il tweet diffuso ieri da padre Antonio Spadaro, gesuita, direttore di Civiltà cattolica e personalità molto vicina a Papa Francesco, dopo il gesto del presidente americano Donald Trump che, seguito dal corteo di guardie del corpo e staff, si è fermato davanti alla Saint John Episcopal Church, davanti alla Casa Bianca, alzando un braccio e mostrando alle telecamere una Bibbia: un richiamo alla religione per rafforzare il suo messaggio contro le proteste per la morte di George Floyd. La condanna non è venuta solo da parte cattolica. Anche la Chiesa episcopale, con il vescovo di Washington, Mariann Edgar Budde, si è detta «indignata» dalla messa in scena del tycoon. «Il nostro messaggio è antitetico a quello del presidente», ha detto la Budde, denunciando le cariche della polizia su manifestanti pacifici, compiute solo per liberare lo spazio antistante la chiesa. Ma nel pieno del clima di violenza che infiamma gli Usa, il gesto di Trump – che evidentemente intende chiamare ancora a raccolta i sostenitori «evangelical» – rinfocola le polemiche sull’uso dei simboli religiosi in campo politico, tema noto non solo in Italia, dove a lungo si è dibattuto su Vangeli, rosari, crocefissi e presepi, magari ostentati nei comizi e nelle stesse aule parlamentari.
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